23 gennaio 2026

Frammento Narrativo: Il Sussurro della Vendetta 📇


Cari DreamWriters,  🌟

oggi vi portiamo nel cuore pulsante di un’anima tormentata. 

In questo estratto tratto da “Il Sussurro della Vendetta”, terzo romanzo della saga “La Famiglia Lancaster”, Alexander affronta il fantasma più oscuro del suo passato: un padre che non ha mai smesso di ferirlo, nemmeno da morto. Tra brandy, allucinazioni e parole che bruciano più del fuoco, vi invitiamo a immergervi in una scena che parla di dolore, memoria e resistenza.  💔


Buona lettura 📖


Alexander era rimasto solo in camera. Si era fatto portare due calici e un'ampolla di cristallo di brandy francese. Ere felice e voleva festeggiare. Evelyn gli aveva mostrato il vero significato dell’amore e ciò lo rendeva finalmente vivo. 

Si avvicinò al tavolo, ricordando il loro momento di passione. Era stato davvero magico e cosa importante non aveva provato così tanto amore in vita sua. Afferrò l’ampolla e si versò del brandy nel calice. Roteò in mano il liquido ambrato dentro il calice e lo annusò. Socchiuse gli occhi come se quel profumo di brandy avesse un odore completamente nuovo. Si portò il calice alle labbra e ne bevve un sorso.

Il brandy gli carezzò il palato con un aroma diverso dal solito: non più bruciante, ma lieve, ambrato, quasi dolce, come se il mondo avesse cambiato sapore da quando aveva conosciuto l’amore. Si avvicinò al letto, sedendosi e bevve un altro sorso. 

In quel momento una figura avvolta nell’oscurità apparve in camera. La porta era chiusa, quindi non era entrato nessuno. Si trattava dell’ennesima allucinazione. All’inizio finse di non vedere, almeno finché non percepì una voce che lo fece sussultare. Era abituato a vedere Emilia, sua madre e la sua dolce Evelyn, ma non era pronto per vedere quell’uomo. L’uomo a differenza delle altre allucinazioni era avvolto da una luce oscura e malevola. «Bene, bene, bene brindiamo alla tua immeritata felicità, figliolo» disse una voce roca e autoritaria. L’uomo si abbassò il cappuccio, mostrandosi per chi realmente fosse.

Il suo volto scuro era contratto dalle rughe. Il viso ovale gli dava sempre quell’aspetto regale ma crudele allo stesso tempo. I capelli erano corti e grigi, sempre in perfetto ordine. I suoi occhi erano di un azzurro ghiaccio.

Finse di non sentirlo. Chiuse gli occhi, sperando che quando li avrebbe riaperti, lui fosse sparito. Ma purtroppo ciò non avvenne. Quell’uomo, che fu suo padre, se così si poteva definire, era lì per gongolare e tormentarlo. «Il figlio bastardo, è felice, non è così?» si avvicinò a lui guardandolo con uno sguardo crudele. Poi scoppiò a ridere «Sei un ingenuo se credi che quella sgualdrina possa amarti. Nessuno può amarti. Ti ha solo usato per i suoi desideri perversi» gli disse ridendo maleficamente.

Alexander si alzò di scatto. Lo guardò con furia «State zitto! Chiudete quella bocca!» gli urlò contro «Non avete alcun potere su di me, non più ormai» gli puntò il dito contro.

Il padre Leopoldo rise ancora più forte a quelle parole «Ma davvero? Ti tengo al guinzaglio come quando eri piccolo. Quando mi vedevi entrare in una stanza, il piccolo codardo e vigliacco Alexander tremava di paura. Sei sempre stato un debole. E anche adesso hai ancora paura di me, nonostante io sia morto. Mi temi e mi hai sempre temuto, piccolo ingrato bastardo» rispose digrignando i denti.

«Andate via e sparite. Non voglio ascoltarvi» gli urlò Alexander ancora una volta portandosi le mani tra i capelli. Restando lì, stava risucchiando tutta la sua felicità. Desiderava semplicemente che sparisse. 

L’uomo gli girò intorno come se scrutasse attentamente la sua preda, con le braccia dietro la schiena. Con il suo ghigno malefico disse: «È sempre stato così, non è vero? Quando sei all’apice della felicità, richiedi la mia presenza affinché io ti liberi da questo fardello. Vuoi che distrugga la tua gioia, perché è quello che desideri» scoppiò a ridere divertito.

«Ti dirò cosa accadrà e forse capirai» si soffermò di fronte a lui «Lady Ellington ti ha usato semplicemente per un suo perverso sogno erotico. Tornerà strisciando da tuo fratello. Lo implorerà di perdonarla e lui lo farà. A quel punto…» avvicinò il viso contro al suo «Resterai solo. Quindi se pensi che quella donna ti amerà e sceglierà te, ti sbagli. Non può amare una bestia come te. Sarai completamente solo e nemmeno il mio nipotino bastardo ti amerà. Quella donna è una sgualdrina, esattamente come lo era tua madre, non dimenticarlo» lo penetrò con lo sguardo.

Alexander ricambiò lo sguardo e sollevò le braccia. Avvicinò le mani al collo di suo padre e cominciò a stringere. Non stava stringendo carne e ossa, ma aria «Andate all’inferno. Non sono come voi!» gli urlò contro con rabbia, digrignando i denti.

L’uomo rise divertito «Vuoi uccidermi? Sono già morto. Sei un abominio. Sei un mostro peggiore di me. Sei la feccia dell’umanità. Una nullità mascherata da gentiluomo. Sei il figlio bastardo di una cagna. E andrai tu dritto all’inferno» continuò a ridere divertito. L’odio per suo figlio andava bene oltre le semplici parole. Era un odio viscerale e violento. Un odio così profondo da corrompere anche l’anima più innocente.

Alexander strinse con forza il suo collo, come se volesse ucciderlo. Sapeva che non poteva farlo. Era consapevole che non era reale, ma le sue mani prudevano dal desiderio di uccidere quell’uomo. Quell’uomo che gli aveva tolto tutto. Gli aveva distrutto l’infanzia e la giovinezza. Gli aveva portato via ogni cosa bella. Adesso aveva ritrovato la voglia di vivere. Non voleva più sopravvivere all’ombra di quel terribile passato. Desiderava vivere veramente. Non avrebbe permesso a quell’uomo di portargli via anche quel poco di gioia che aveva ritrovato.

«Vi odio e voglio che spariate dalla mia vita una volta per tutte. Avete distrutto la mia intera esistenza. Mi avete devastato e lacerato dentro con le vostre manipolazioni e la vostra violenza. Ho passato la vita ad avere paura di voi. A vivere nel terrore, ma adesso non ho più paura. Mi riprendo la mia vita e spero che possiate marcire all’inferno, padre» disse aumentando la stretta sul collo del padre, finché quest’ultimo non svanì nel nulla. 

Fece un passo indietro riprendendo fiato ansimando «Maledetto, mi avete distrutto» urlò con disperazione, gettandosi sul letto a pancia in giù. Affondò il viso sul cuscino, piangendo in silenzio, mentre ogni emozione e dolore continuava a martellargli dentro, come se non fosse mai sparito.


Conclusione ✨

Ci sono ferite che non sanguinano, ma parlano.  E ci sono padri che non muoiono mai davvero, finché non li si uccide dentro.  Alexander ha scelto di non essere più prigioniero del passato.  




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