Estratto del romanzo “Il Sussurro della Vendetta”.
Thomas entrò in camera. Aveva i capelli scompigliati e indossava dei semplici pantaloni e una camicia bianca.
Lo guardò attraverso il riflesso «Vai da qualche parte?» gli domandò notando l'abito elegante e con quanta cura annodava il foulard al collo.
Alexander sorrise voltandosi «Sì» rispose con un tono secco «Mentre tu, sembra che ti sia adagiato sugli allori» proseguì sarcasticamente.
Thomas ricambiò lo sguardo, passandosi una mano tra i capelli, rendendosi conto di sembrare sciatto in quel momento «Io non ho impegni, ma tu sembra che stia andando a qualche evento mondano o sbaglio?» ribatté con lo stesso sarcasmo.
Alexander alzò gli occhi al cielo «Quante domande. Non aspettarmi sveglio, non so quando tornerò» afferrò il soprabito dal letto.
Thomas annuì alle sue parole, si morse il labbro: «Le voci corrono. Non mi hai voluto dire perché sei fuggito da Londra. Si dicono molte cose sul famigerato Principe Alexander di Valmont, sono vere?» chiese con una certa urgenza nel tono di voce. Negli ultimi due anni, si erano sparse delle voci sul suo vecchio amico. Aveva chiesto discretamente ad Alexander, se fosse tutto vero ma era sempre riuscito ad eludere la domanda. «A quanto pare, questo Principe, ha stuprato una nobildonna londinese e ha assassinato una prostituta» insistette ancora una volta ma con più determinazione.
Alexander mosse le mascelle dalla rabbia. La Regina Charlotte non gli avrebbe dato pace. Gli avrebbe dato la caccia finché non l'avrebbe catturato. Doveva fuggire pure da Roma? Gli ultimi due anni li aveva passati lì, in tranquillità. Era stato fuori dalla vita sociale allungo per non destare sospetti e per evitare che qualcuno lo riconoscesse «Ha importanza?» rispose freddamente con un'altra domanda.
Thomas fece un passo indietro «Sì, non voglio problemi, amico» disse cercando di mantenere la calma «Mi dispiace, ma se è tutto vero, te ne devi andare».
Alexander, lo guardò intensamente. Lasciò andare il soprabito e si avvicinò a lui. Lo afferrò dal colletto della camicia sbattendolo contro la parete. Con uno sguardo feroce e furente lo scrutò «Me ne andrò quando deciderò io, sono stato chiaro, amico? Vogliamo parlare di te, invece? Vivi in questa tenuta sfavillante da solo. Non ci sono domestici e tanto meno una moglie» alzò un sopracciglio come se stesse riflettendo «Giusto, la tua amata moglie è morta di crepacuore, a causa dei tuoi debiti di gioco, così si dice. Senza figli. Sei solo nella tua miseria. A stento puoi permetterti questa dimora. Sei un pezzente e caduto pure in disgrazia» disse con noncuranza «Visto che siamo in vena di convenevoli, tua moglie è morta in verità a causa delle tue perversioni. In questi due anni passati con te, ci siamo divertiti non è vero?» lo guardò alludendo a un qualcosa di sessuale, con aria di sfida «Tutti abbiamo i nostri segreti e desideri più oscuri, il primo tu».
Thomas sussultò ricambiando quello sguardo che lo mandava letteralmente in estasi. C'era qualcosa tra loro due. Un qualcosa di fisico e allo stesso tempo di oscuro, che li legava in maniera quasi morbosa. Afferrò il suo viso tra le mani mantenendo il contatto visivo e lo baciò.
Alexander non si tirò indietro. Non era la prima volta che finivano a letto insieme. La prima volta che lui l'aveva baciato, lo aveva allontanato bruscamente. Lui, nonché Principe di Valmont che si lasciava baciare da un uomo, era scandaloso e indecoroso, aveva pensato. Tuttavia, quel semplice bacio aveva fatto scattare qualcosa dentro di lui. Un lato che non aveva mai conosciuto. Provava attrazione per Thomas. Dopo qualche esitazione avevano consumato. Da quel momento in avanti si divertivano ogni tanto. Tuttavia, niente era più soddisfacente di giacere con una donna. Poterla possedere non era la stessa cosa di stare con un uomo. All'inizio aveva provato ribrezzo e disprezzo per sé stesso e per ciò che provava. Però si era reso conto di aver fatto di peggio; quindi, un peccato in più o in meno non gli avrebbe dato la redenzione. Ormai aveva deciso di esplorare tutte le possibilità che il mondo aveva da offrirgli e le avrebbe accolte con gran fervore.
Le loro bocche si unirono in un connubio tra passione e follia. Thomas affondò le mani tra i capelli di Alexander, per attirarlo a sé, così da incastrare i loro corpi in un tutt'uno. Lentamente però rallentò quel bacio che sarebbe sfociato in qualcosa di molto più intenso. Lo guardò con uno sguardo penetrante «Voglio che tu resti, ma hai fatto delle cose terribili. Forse non ora. Forse in futuro ne pagherai il prezzo. Ed io non voglio assistere alla tua disfatta. Proprio perché tengo a te, che ti chiedo di andare via. Non puoi restare» gli sussurrò con un filo di voce tremante. La sua parte razionale voleva che andasse via. Non voleva avere a che fare con un assassino. Aveva paura delle conseguenze semmai qualcuno avesse scoperto che stava accogliendo un latitante. Ma la parte meno razionale, desiderava che restasse. Era un gioco pericoloso quello che stavano facendo, e ne era consapevole. Tuttavia, era liberatorio e gratificante.
Alexander si staccò bruscamente dalla sua bocca, guardandolo con gli occhi iniettati di sangue. Uno sguardo quasi furente e violento.
«Non puoi mandarmi via e non lo farai» rispose digrignando i denti dalla rabbia, mentre affondava lama del tagliacarte, stringendola dall’impugnatura argentata con forza, allo stomaco di Thomas.
Accadde tutto così in fretta che fece in tempo solo a sgranare gli occhi dalla sorpresa emettendo un singulto strozzato. Dalla bocca cominciò a fluire del sangue rosso scarlatto che colava lungo il mento. Stava affogando nel suo stesso sangue. Il respiro stava rallentando mentre il cuore cominciava a rallentare i battiti. Tum, Tum, Tum. Con lo sguardo vacuo guardò Alexander e con l'ultimo respiro che aveva in gola riuscì a dire le sue ultime parole «Per..per…perché?» disse con voce flebile, mentre i suoi occhi roteavano all'indietro. Il suo cuore fece gli ultimi battiti, Tum, Tum, t… e si fermò.
Alexander per tutto il tempo lo aveva guardato negli occhi, mentre la vita lo abbandonava. Tirò fuori la lama gettandola sul pavimento. Fece un passo indietro, lasciando scivolare il corpo senza vita del suo vecchio amico contro la parete, sbattendo sul pavimento come un sacco di patate. Thomas giaceva nel suo stesso sangue, con la bocca aperta e gli occhi sgranati, in posizione supina.
Alexander si avvicinò e gli diede un calcio per capire se fosse ancora vivo o meno. Quando si rese conto che era morto, si piegò e afferrò il corpo dalle braccia, trascinandolo «Tutti fate la stessa domanda. Perché? Ed io ti rispondo: perché continuate a farmi arrabbiare e a provocarmi? È colpa vostra. Mi costringete a farvi del male, anche se non ne ho voglia. Ma insistete con i vostri sguardi lascivi» disse come se stesse conversando ancora con il suo amico «Adesso cosa ne faccio di te? Me ne occuperò più tardi. Ho altro da fare» si sentì osservato dagli occhi vitrei dell'uomo «Non guardarmi in quel modo. Non sei migliore di me, mio caro. Te la sei cercata». Lo sollevò dalle braccia e lo depose sul letto, mentre il sangue strisciava lungo la stanza. Lo gettò sul letto e gli chiuse gli occhi. Gli dava fastidio quello sguardo irriverente anche da morto. Si avvicinò allo specchio, guardando il profilo riflesso e notò la camicia macchiata di sangue. Fece un sospiro profondo e dal riflesso osservò il corpo di Thomas, come se stesse semplicemente facendo un sonnellino eterno «Dovrò cambiarmi e si sta facendo tardi!» aggrottò le sopracciglia «Vedi, adesso è casa mia. Devo pensare alla mia nuova identità. Finora non si era resa necessaria. Ma adesso che tornerò alla ribalta nell'alta società Italiana, dovrò averne una. Mhmm…» si voltò di scatto sbottonandosi la camicia «Dici di prendere la tua identità? Non saprei. Non so se hai ancora debiti e chissà chi ti dà la caccia. Devi essere felice che ti ho ucciso io, se no l'avrebbe fatto qualcun'altro e sarebbe stato meno piacevole, non credi?» scosse il capo in segno di indignazione «No, la tua reputazione ormai è perduta. Tuttavia, potrei essere tuo fratello» gli disse sorridendo. Aprì l'armadio e prese un'altra camicia bianca pulita «Sarò tuo fratello Charles Deveraux, Marchese di Ravenshire, legittimo erede. Il nostro rapporto è sempre stato pessimo. Secondo alcune indiscrezioni non hai mai parlato di avere un fratello, perché ero scomparso per te e per tutta la tua defunta famiglia. Tuttavia, adesso il tuo amato fratello è tornato per aiutarti a sistemare la tua vita. Purtroppo…» si avvicinò allo specchio con sguardo affranto «il mio povero e amato fratello è passato a miglior vita. Stavo tornando a casa, dopo così tanto tempo e quando sono arrivato…» si soffermò fingendo di piangere la sua dipartita «l’ho trovato morto, nella sua amata dimora. Aveva così tanto debiti che alla fine ha deciso di farla finita» disse con cuore spezzato, con voce angosciata finché non scoppiò a ridere «Dovrei fare l'attore, mi si addice nelle scene drammatiche» disse voltando le spalle e andando in bagno a sistemarsi.
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