30 ottobre 2025

Regno Coraldreams 🎨


Regno CoralDreams: Doodles 🖌️🎨

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28 ottobre 2025

Frammento Narrativo: Il Sussurro della Vendetta 📇


Estratto del romanzo “Il Sussurro della Vendetta”.

Quando entrò in camera, ebbe un sussulto. Per la prima provò una lieve sensazione di paura. La luce dei candelabri rifletteva l'ombra di Thomas su tutta la stanza. Già, Thomas. Se ne era letteralmente dimenticato. Era ancora lì, sul letto, così come l'aveva lasciato. Era immobile, come se si fosse addormentato profondamente e non riuscisse a svegliarsi. Aveva il volto pallido e bianco. Si ricordò che gli aveva chiuso gli occhi e la bocca. Ed era stato un bene, perché il suo sguardo sorpreso e terrorizzato, gli metteva i brividi. Portava ancora gli abiti con il quale l'aveva ucciso. La macchia di sangue, ormai essiccata, si era allargata. Distolse lo sguardo, provando un brivido lungo la schiena. Si avvicinò alla finestra. Il sole stava per fare capolino e il giorno stava prendendo posto nel firmamento celeste. Ancora il cielo era cupo e scuro, ma non sarebbe durato a lungo. Doveva sbrigarsi a disfarsi di Thomas. 
Si voltò raggiungendo il letto «Devo disfarmi di te, prima che qualcuno si accorga della tua sparizione. Dubito che accadrà. Ma non posso seppellirti alla luce del giorno. Dovrò farlo adesso, prima che sorga completamente il sole» si sporse sul corpo immobile dell'amico e lo afferrò dalle braccia. Con sforzo lo gettò fuori dal letto. Lo avvolse con le lenzuola e il tappeto sporco di sangue. Dopodiché se lo caricò sulle spalle.
Strinse bene il peso che portava sulle spalle, cosicché non gli scivolasse e si incamminò lungo il corridoio, che portava ad un sottoscala. Scese le scale a piccoli passi. Il corpo di Thomas senza vita sembrava essere più pesante di quando era in vita. Era un peso morto e floscio. In più c'era il peso delle lenzuola e del tappeto con il quale l'aveva avvolto. Doveva fare in fretta. Accelerò il passo nello scendere gli scalini. La luce tremolante dei candelabri alle pareti, gli dava la possibilità di avanzare senza inciampare. Scese l'ultimo scalino. Si soffermò guardandosi intorno. Era la prima volta che scendeva laggiù. Di solito Thomas, quando doveva prendere della legna, scendeva da solo. Non gli dava ma la possibilità di farlo lui.
Le pareti erano di pietra grezza, scurite dall'umidità e dal tempo. L’aria era impregnata di un odore acre e stagnante, un misto di umidità persistente e muffa che sembrava aggrapparsi alle pareti come un velo invisibile. Quell'odore pesante e terroso, gli inondò le narici. Arricciò il naso, come se volesse togliersi quell'odore di dosso. Eppure, sapeva che quell'odore non proveniva solo da quella stanza, ma anche dal corpo in decomposizione che portava sulle spalle. Stanco di tenerlo in spalla, con un gesto brusco lo gettò sul pavimento, con un tonfo. Si sentì uno scricchiolio delle ossa di Thomas che si spezzavano a causa della botta contro il pavimento.
Alexander prese fiato, ansimando. Era esausto e sfinito. Guardò al centro della stanza e vide la stufa a legna, in ferro battuto, dall'aspetto robusto. La fiamma al suo interno ardeva sommessa, alimentando l’illusione di una creatura viva, che sussurrava il calore ai camini della dimora. L’aria si stava impregnando dell’aroma di legno bruciato. Il fuoco scoppiettava nella stufa. Le fiamme si innalzavano come lingue danzanti, vive e vibranti, che cercavano di graffiare l’aria con ardore. Osservando quel fuoco danzante, ebbe un lampo di genio. 
Si chinò lentamente verso la stufa, con il volto appena illuminato dal bagliore danzante delle fiamme. 
Con un gesto misurato, afferrò la maniglia e aprì lo sportello. Un'ondata di calore lo investì, come un respiro profondo e rabbioso. Dentro, il fuoco crepitava con impazienza, divorando il legno già annerito e trasformandolo in cenere e scintille. Alexander rimase immobile per un istante. Lo sguardo fisso sulle fiamme, che riflettevano nei suoi occhi una luce irrequieta.
Poi, senza esitazione, sollevò il corpo di Thomas e con un movimento repentino e preciso, lo lasciò cadere nel cuore ardente della stufa. Il fuoco accolse il corpo avvolto con voracità. Un lampo improvviso di luce e un crepitio più intenso riempirono il silenzio della stanza. Alexander richiuse lo sportello con fermezza. Il clangore del metallo risuonò nel sottoscala come un'eco di decisione.
Si rialzò, spazzolandosi distrattamente le mani, e fece un passo indietro, lasciando che il calore della stufa consumasse ciò che ora non apparteneva più al mondo visibile. Una fiamma, un segreto, e nulla più.
«Addio Thomas» disse con un filo di voce impercettibile, mentre osservava le fiamme avvolgere prima il tappeto e poi le lenzuola, risucchiandoli nel suo abbraccio ardente. Poi ecco che si impadronì del corpo di Thomas e veracemente lo avvolse nella sua morsa infernale. Restò a guardare in silenzio. Un silenzio quasi sacro ma colmo di oscurità. Le fiamme danzanti si riflettevano negli occhi di Alexander, mentre divoravano la carne e le ossa, ormai decrepite del suo vecchio amico. Improvvisamente l'odore di legna bruciata si trasformò nell'odore nauseabondo di carne bruciata. Si portò una mano sulla bocca. Gli si rivoltò lo stomaco. La stanza venne inondata completamente da quell'odore.
Fece un passo indietro e si voltò di spalle. Senza nemmeno voltarsi risalì le scale a tutta velocità, come se quello stesso fuoco stesse richiamando anche la sua anima. Una voce che solamente lui riusciva a sentire, nella sua mente lo stava chiamando con voce soave «Alexander…» disse in maniera persistente e penetrante, sibilando come un’eco tra le mura.
Ignorò quella voce. Si voltò di scatto, il volto duro e il respiro pesante. Afferrò la porta con entrambe le mani e la richiuse con forza, il legno che emise un suono secco e definitivo, come a voler sigillare ogni ricordo e ogni presenza che lo tormentava. 
Rimase immobile per un istante con lo sguardo fisso sulla porta ora chiusa. Come se quel gesto potesse spegnere l’eco nella sua mente, Alexander strinse i pugni e fece un passo indietro, determinato a allontanarsi, non solo dalla stanza, ma anche dall’inquietudine che lo inseguiva. 


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26 ottobre 2025

Frammento Narrativo: Il Sussurro della Vendetta 📇


Estratto del romanzo “Il Sussurro della Vendetta”.

Thomas entrò in camera. Aveva i capelli scompigliati e indossava dei semplici pantaloni e una camicia bianca. 
Lo guardò attraverso il riflesso «Vai da qualche parte?» gli domandò notando l'abito elegante e con quanta cura annodava il foulard al collo. 
Alexander sorrise voltandosi «Sì» rispose con un tono secco «Mentre tu, sembra che ti sia adagiato sugli allori» proseguì sarcasticamente.
Thomas ricambiò lo sguardo, passandosi una mano tra i capelli, rendendosi conto di sembrare sciatto in quel momento «Io non ho impegni, ma tu sembra che stia andando a qualche evento mondano o sbaglio?» ribatté con lo stesso sarcasmo.
Alexander alzò gli occhi al cielo «Quante domande. Non aspettarmi sveglio, non so quando tornerò» afferrò il soprabito dal letto.
Thomas annuì alle sue parole, si morse il labbro: «Le voci corrono. Non mi hai voluto dire perché sei fuggito da Londra. Si dicono molte cose sul famigerato Principe Alexander di Valmont, sono vere?» chiese con una certa urgenza nel tono di voce. Negli ultimi due anni, si erano sparse delle voci sul suo vecchio amico. Aveva chiesto discretamente ad Alexander, se fosse tutto vero ma era sempre riuscito ad eludere la domanda. «A quanto pare, questo Principe, ha stuprato una nobildonna londinese e ha assassinato una prostituta» insistette ancora una volta ma con più determinazione.
Alexander mosse le mascelle dalla rabbia. La Regina Charlotte non gli avrebbe dato pace. Gli avrebbe dato la caccia finché non l'avrebbe catturato. Doveva fuggire pure da Roma? Gli ultimi due anni li aveva passati lì, in tranquillità. Era stato fuori dalla vita sociale allungo per non destare sospetti e per evitare che qualcuno lo riconoscesse «Ha importanza?» rispose freddamente con un'altra domanda.
Thomas fece un passo indietro «Sì, non voglio problemi, amico» disse cercando di mantenere la calma «Mi dispiace, ma se è tutto vero, te ne devi andare».
Alexander, lo guardò intensamente. Lasciò andare il soprabito e si avvicinò a lui. Lo afferrò dal colletto della camicia sbattendolo contro la parete. Con uno sguardo feroce e furente lo scrutò «Me ne andrò quando deciderò io, sono stato chiaro, amico? Vogliamo parlare di te, invece? Vivi in questa tenuta sfavillante da solo. Non ci sono domestici e tanto meno una moglie» alzò un sopracciglio come se stesse riflettendo «Giusto, la tua amata moglie è morta di crepacuore, a causa dei tuoi debiti di gioco, così si dice. Senza figli. Sei solo nella tua miseria. A stento puoi permetterti questa dimora. Sei un pezzente e caduto pure in disgrazia» disse con noncuranza «Visto che siamo in vena di convenevoli, tua moglie è morta in verità a causa delle tue perversioni. In questi due anni passati con te, ci siamo divertiti non è vero?» lo guardò alludendo a un qualcosa di sessuale, con aria di sfida «Tutti abbiamo i nostri segreti e desideri più oscuri, il primo tu».
Thomas sussultò ricambiando quello sguardo che lo mandava letteralmente in estasi. C'era qualcosa tra loro due. Un qualcosa di fisico e allo stesso tempo di oscuro, che li legava in maniera quasi morbosa. Afferrò il suo viso tra le mani mantenendo il contatto visivo e lo baciò.
Alexander non si tirò indietro. Non era la prima volta che finivano a letto insieme. La prima volta che lui l'aveva baciato, lo aveva allontanato bruscamente. Lui, nonché Principe di Valmont che si lasciava baciare da un uomo, era scandaloso e indecoroso, aveva pensato. Tuttavia, quel semplice bacio aveva fatto scattare qualcosa dentro di lui. Un lato che non aveva mai conosciuto. Provava attrazione per Thomas. Dopo qualche esitazione avevano consumato. Da quel momento in avanti si divertivano ogni tanto. Tuttavia, niente era più soddisfacente di giacere con una donna. Poterla possedere non era la stessa cosa di stare con un uomo. All'inizio aveva provato ribrezzo e disprezzo per sé stesso e per ciò che provava. Però si era reso conto di aver fatto di peggio; quindi, un peccato in più o in meno non gli avrebbe dato la redenzione. Ormai aveva deciso di esplorare tutte le possibilità che il mondo aveva da offrirgli e le avrebbe accolte con gran fervore. 
Le loro bocche si unirono in un connubio tra passione e follia. Thomas affondò le mani tra i capelli di Alexander, per attirarlo a sé, così da incastrare i loro corpi in un tutt'uno. Lentamente però rallentò quel bacio che sarebbe sfociato in qualcosa di molto più intenso. Lo guardò con uno sguardo penetrante «Voglio che tu resti, ma hai fatto delle cose terribili. Forse non ora. Forse in futuro ne pagherai il prezzo. Ed io non voglio assistere alla tua disfatta. Proprio perché tengo a te, che ti chiedo di andare via. Non puoi restare» gli sussurrò con un filo di voce tremante. La sua parte razionale voleva che andasse via. Non voleva avere a che fare con un assassino. Aveva paura delle conseguenze semmai qualcuno avesse scoperto che stava accogliendo un latitante. Ma la parte meno razionale, desiderava che restasse. Era un gioco pericoloso quello che stavano facendo, e ne era consapevole. Tuttavia, era liberatorio e gratificante. 
Alexander si staccò bruscamente dalla sua bocca, guardandolo con gli occhi iniettati di sangue. Uno sguardo quasi furente e violento.
«Non puoi mandarmi via e non lo farai» rispose digrignando i denti dalla rabbia, mentre affondava lama del tagliacarte, stringendola dall’impugnatura argentata con forza, allo stomaco di Thomas.
Accadde tutto così in fretta che fece in tempo solo a sgranare gli occhi dalla sorpresa emettendo un singulto strozzato. Dalla bocca cominciò a fluire del sangue rosso scarlatto che colava lungo il mento. Stava affogando nel suo stesso sangue. Il respiro stava rallentando mentre il cuore cominciava a rallentare i battiti. Tum, Tum, Tum. Con lo sguardo vacuo guardò Alexander e con l'ultimo respiro che aveva in gola riuscì a dire le sue ultime parole «Per..per…perché?» disse con voce flebile, mentre i suoi occhi roteavano all'indietro. Il suo cuore fece gli ultimi battiti, Tum, Tum, t… e si fermò. 
Alexander per tutto il tempo lo aveva guardato negli occhi, mentre la vita lo abbandonava. Tirò fuori la lama gettandola sul pavimento. Fece un passo indietro, lasciando scivolare il corpo senza vita del suo vecchio amico contro la parete, sbattendo sul pavimento come un sacco di patate. Thomas giaceva nel suo stesso sangue, con la bocca aperta e gli occhi sgranati, in posizione supina.
Alexander si avvicinò e gli diede un calcio per capire se fosse ancora vivo o meno. Quando si rese conto che era morto, si piegò e afferrò il corpo dalle braccia, trascinandolo «Tutti fate la stessa domanda. Perché? Ed io ti rispondo: perché continuate a farmi arrabbiare e a provocarmi? È colpa vostra. Mi costringete a farvi del male, anche se non ne ho voglia. Ma insistete con i vostri sguardi lascivi» disse come se stesse conversando ancora con il suo amico «Adesso cosa ne faccio di te? Me ne occuperò più tardi. Ho altro da fare» si sentì osservato dagli occhi vitrei dell'uomo «Non guardarmi in quel modo. Non sei migliore di me, mio caro. Te la sei cercata». Lo sollevò dalle braccia e lo depose sul letto, mentre il sangue strisciava lungo la stanza. Lo gettò sul letto e gli chiuse gli occhi. Gli dava fastidio quello sguardo irriverente anche da morto. Si avvicinò allo specchio, guardando il profilo riflesso e notò la camicia macchiata di sangue. Fece un sospiro profondo e dal riflesso osservò il corpo di Thomas, come se stesse semplicemente facendo un sonnellino eterno «Dovrò cambiarmi e si sta facendo tardi!» aggrottò le sopracciglia «Vedi, adesso è casa mia. Devo pensare alla mia nuova identità. Finora non si era resa necessaria. Ma adesso che tornerò alla ribalta nell'alta società Italiana, dovrò averne una. Mhmm…» si voltò di scatto sbottonandosi la camicia «Dici di prendere la tua identità? Non saprei. Non so se hai ancora debiti e chissà chi ti dà la caccia. Devi essere felice che ti ho ucciso io, se no l'avrebbe fatto qualcun'altro e sarebbe stato meno piacevole, non credi?» scosse il capo in segno di indignazione «No, la tua reputazione ormai è perduta. Tuttavia, potrei essere tuo fratello» gli disse sorridendo. Aprì l'armadio e prese un'altra camicia bianca pulita «Sarò tuo fratello Charles Deveraux, Marchese di Ravenshire, legittimo erede. Il nostro rapporto è sempre stato pessimo. Secondo alcune indiscrezioni non hai mai parlato di avere un fratello, perché ero scomparso per te e per tutta la tua defunta famiglia. Tuttavia, adesso il tuo amato fratello è tornato per aiutarti a sistemare la tua vita. Purtroppo…» si avvicinò allo specchio con sguardo affranto «il mio povero e amato fratello è passato a miglior vita. Stavo tornando a casa, dopo così tanto tempo e quando sono arrivato…» si soffermò fingendo di piangere la sua dipartita «l’ho trovato morto, nella sua amata dimora. Aveva così tanto debiti che alla fine ha deciso di farla finita» disse con cuore spezzato, con voce angosciata finché non scoppiò a ridere «Dovrei fare l'attore, mi si addice nelle scene drammatiche» disse voltando le spalle e andando in bagno a sistemarsi. 


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21 ottobre 2025

Il Sussurro della Vendetta: Estratto ✒️


Il cuore gli salì in gola. Davanti a sé, di spalle c'era un uomo alto, con una redingote scura elegante, con i capelli castani, e aveva una postura eretta e fiera. La sua pelle era scura, color caramello. In quel momento la sua mente venne sopraffatta dalla paura più profonda. Quell'uomo di spalle era il principe Alexander o almeno ciò che stava pensando lei. Il suo cuore accelerò, le sue mani cominciarono a tremare. Provò a muovere i muscoli delle gambe per voltarsi e fuggire via, ma era paralizzata. Nessun muscolo si muoveva. Restò ferma come una statua, mentre sentiva il respiro farsi sempre più soffocante. Si portò una mano sul petto, cercando di riprendere fiato. L'aria usciva dai polmoni ma non aveva alcuna intenzione di rientrare. Gli mancò il fiato. Mentre provava a calmarsi, una mano gli si posò sulla spalla. Ebbe un sussultò, finché non sentì la calda voce di Elisabetta «Vostra Grazia, state bene?» gli chiese notando il viso pallido. Nel frattempo, Lord Sterling si voltò, sentendo la voce della sorella «Elisabetta, che succede?» domandò in apprensione.
Elisabetta scosse la testa, confusa anche lei. Non sapendo cosa dire ricambiò lo sguardo perplesso del fratello.
Evelyn non riuscì a proferire alcun suono. La gola gli si chiuse e le labbra si seccarono come carta vetrata. Le pupille si dilatarono, mentre la paura si impadroniva di lei. Non riusciva a guardare nessuno dei presenti. Il suo sguardo era imperscrutabile e annebbiato. Il suo corpo cedette e collassò.
Leonardo sgranò gli occhi. Grazie alla sua prontezza riuscì ad afferrarla e trattenerla tra le braccia. Per qualche secondo restò ammaliato dalla vista di quella giovane fanciulla che aveva soccorso. In quel momento sembrava la bella addormentata. Il viso pallido e le labbra socchiuse. 
Guardò sua sorella «La faccio riprendere nel mio ufficio. Nel frattempo, porta dell'acqua e dello zucchero» disse con voce ferma.
Elisabetta annuì, e si allontanò velocemente. 





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20 ottobre 2025

Il Sussurro della Vendetta: Estratto ✒️


Evelyn sorrise dolcemente «Sicuramente sarà da parte dei Lancaster, vorranno sapere come vanno le cose qui» disse entusiasta di leggere un'altra lettera da parte di Victoria. 
Violet abbassò lo sguardo provando un certo imbarazzo nel dover rovinare la sua gioia «Non credo che sia da parte loro. Non c'è alcun sigillo, Evelyn» disse con un filo di voce, come se esprimendo ad alta voce quella verità potesse prendere forma e diventare reale. 
Il cuore di Evelyn prese a battere all'impazzata nel petto. Girò la busta ed effettivamente notò che non c'era il solito sigillo. Gli salì un groppo in gola. Temeva di aprirla. Una parte di sé pensò immediatamente che potesse essere da parte del principe Alexander. In qualche modo li aveva trovati per rivendicare i suoi diritti come padre di Thaddeus. La vista gli si annebbiò al solo pensiero del ritorno di quel mostro. Non gli avrebbe permesso di portargli via suo figlio. Avrebbe lottato con i denti e con le unghie per tenerlo al sicuro. Come in un gesto al rallentatore finalmente aprì la busta. Prese il foglio ripiegato e cominciò a leggere ad alta voce.
«Vi è sempre stato detto che i leoni non inseguono ciò che hanno già perduto, ma alcuni non dimenticano mai la loro preda» lesse con voce tremante. 



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19 ottobre 2025

Il Sussurro della Vendetta: Estratto ✒️


Londra, Inverno 1818,
Tenuta di Whitstone,
Città di Nottingham 

Cari lettori, 
Sono tornata. Sicuramente pensavate che la mia ultima cronaca fosse un addio ma in verità era un arrivederci. Ho sfavillanti notizie. Grazie all'appoggio della mia splendida famiglia, ho finalmente pubblicato le Cronache di Lady Wishwhisper. Sono qui perché non potevo esimermi dal darvi questa lieta notizia.
Ormai conoscete la mia vera identità, quindi non ho più nulla da nascondere e sarò semplicemente me stessa. 
Dopo la pubblicazione, sono stata convocata dalla Regina Charlotte in persona. Inizialmente sembrava leggermente irritata, soprattutto per il modo aspro in cui l'ho criticata apertamente nelle prime cronache. Tuttavia, improvvisamente, è scoppiata in una risata dal profondo del cuore. Non era furibonda, più che altro lusingata. Mi ha dato manforte nel proseguire e nel continuare a pubblicare. Mi ha molto sorpresa la sua reazione. Non me lo aspettavo. In fondo non ho detto cose carine sul suo conto. Eppure, la nostra amata Sovrana, ha capito perfettamente il mio nobile scopo. Mi è stata di grande aiuto e finalmente mi sono sentita libera di essere veramente me stessa e di esprimere la mia vera essenza e natura. La scrittura è un viaggio appassionante ed elettrizzante. Ormai fa parte di me e della mia anima. Non posso negare di essere al settimo cielo. Oltre a questa bellissima notizia, ho qualcos'altro di cui rendervi partecipe. Io e mio marito, siamo in attesa del secondo figlio. Siamo felicissimi e anche le nostre famiglie lo sono. Lady Lancaster e mio padre hanno deciso di sposarsi e coronare il loro sogno d'amore. Henry ed io siamo entusiasti. Il suo rapporto con la madre si è evoluto in meglio. Sono più legati che mai. Lady Lancaster è una nonna meravigliosa. Ha voluto partecipare alla nascita della nostra primogenita. Sì, proprio così è nata Clarissa Lancaster. È una bambina bellissima e intraprendente come la madre. Mio padre è altrettanto convinto che quando sarà più adulta, ci darà filo da torcere. Può darsi, ma per il momento ci godiamo i momenti più belli e sorprendenti della nostra piccola principessa. 
Ho altre novità da raccontarvi. La Regina Charlotte non ha alcuna intenzione di mollare l'osso, nei confronti del principe Alexander di Valmont. Ed io sono d'accordo con lei. Nonostante sia fuggito da Londra, è ancora latitante. Non si sa dove si nasconda. E nessuno ci assicura che non possa tornare a Londra. Tuttavia, siamo maggiormente preoccupati per Lady Evelyn Ellington. Nonostante abbia deciso di partire e lasciare Londra, con il principe ancora in libertà, temiamo che possa trovarla. Per tale motivo, la nostra corrispondenza dura da due anni e proseguirà per lungo tempo. 
A tal proposito questa volta vorrei cambiare completamente registro in queste nuove cronache. Ovviamente vi aggiornerò sulla nostra amata Sovrana e sui nuovi sviluppi della vita qui a Londra; tuttavia, ho deciso di concentrare le mie attenzioni sulla nuova vita di Lady Evelyn Ellington. Grazie al consenso della Regina e della Viscontessa in persona, dedicherò la mia rubrica interamente a lei. 
Spero che gradiate questo cambiamento e che questa storia, vi possa appassionare come vi ha appassionato la mia storia d'amore.
Vorrei fare una precisazione. Queste nuove Cronache non verranno pubblicate immediatamente dopo la loro stesura. La pubblicazione, per ordine della Regina, avverrà semplicemente alla fine di questa storia. Ciò per tutelare Lady Ellington e il suo amato figlio. Se pubblicassimo fin da subito, il principe potrebbe scoprire dove si trova.
Così come scrissi la mia prima Cronaca nel 1815, anche questa volta comincerò allo stesso modo.

Questa è la storia della nuova vita e del nuovo lieto inizio della Viscontessa Evelyn Ellington. Al momento non posso svelarvi molto, ma sicuramente desterò il vostro interesse.
Tutto ha inizio in Italia, esattamente a Firenze. Ormai la Viscontessa ha lasciato Londra, da circa due anni. E da quando è partita, abbiamo cominciato la nostra corrispondenza. Ogni settimana ci scriviamo, così da tenerci sempre aggiornate. Anche lei sembra essere preoccupata per la protezione del figlio. Il principe potrebbe essere ovunque in questo momento, nonostante sembra essere sparito nel nulla. Per Lady Ellington non è stato facile lasciare Londra. È cresciuta qui e ha vissuto la sua vita qui. Ma dopo quanto accaduto, restare qui sarebbe stato come avere un promemoria costante dei terribili avvenimenti avvenuti. Ha dovuto prendere una decisione difficile per sé stessa e per suo figlio. Ha dovuto affrontare anche il dolore per la dipartita del Visconte, nonché suo zio, Thaddeus Ellington, il cui nome è stato dato al bambino. Ha preso la decisione giusta per la sua nuova famiglia. Ha portato con sé la sua cameriera personale Lydia. A quanto pare, al momento risiede alla tenuta della cugina, Violet Ellington. Tuttavia, non vuole restare permanentemente nella dimora della cugina, preferendo trovare la propria indipendenza.
Per adesso la vita sembra scorrere tranquillamente. Come madre comprendo sia le sue preoccupazioni che sia il ritmo delle giornate di una donna con figli. Sicuramente per Lady Evelyn non sarà facile crescere un figlio da sola, ma sicuramente sarà un'ottima madre. Gli darà tutto l'amore e l'affetto di cui avrà bisogno. 
Voglio concludere questa prima cronaca con una perla di saggezza.

Perla di Saggezza

Il cuore di una madre è un santuario eterno, dove il tempo non scalfisce e le avversità non oscurano l'immenso amore per i suoi figli. È un legame che trascende ogni paura e sacrificio, rendendo il suo amore la forza più pura e indomabile della vita.

Con affetto, la Vostra Lady Wishwhisper!




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16 ottobre 2025

Investigazione Narrativa 🔎

 

Benvenuti in Investigazione narrativa,  
Dove ogni storia è viva e intuitiva.  
Si scruta, si ascolta, si scrive pian piano,  
Ogni racconto è un viaggio lontano.

Le regole fondamentali per l'investigazione in un giallo:

1. La regola del fair play: l'autore deve fornire tutti gli indizi necessari per permettere al lettore di risolvere il mistero. Gli indizi non devono essere troppo oscuri o nascosti.

2. La regola dell'assenza di coincidenze: gli eventi e gli indizi devono essere logicamente collegati e non devono essere frutto di coincidenze casuali.

3. La regola della motivazione: ogni personaggio deve avere una motivazione plausibile per le sue azioni. Il movente dell'assassino deve essere chiaro e logico.

4. La regola della logica: l'investigazione deve seguire una logica stringente e non deve essere contraddittoria. Gli indizi devono essere coerenti e non devono essere contraddetti da altri elementi della storia.

5. La regola dell'onestà: l'autore non deve nascondere informazioni importanti al lettore o fornire false informazioni. Tutti gli indizi devono essere autentici e non devono essere utilizzati per ingannare il lettore.

6. La regola della soluzione plausibile: la soluzione del mistero deve essere plausibile e logica. Non deve essere troppo facile o troppo difficile per il lettore.

7. La regola dell'attenzione ai dettagli: l'autore deve prestare attenzione ai dettagli e assicurarsi che tutti gli elementi della storia siano coerenti e logici.

8. La regola della suspense e della tensione: l'investigazione deve essere condotta in modo da creare suspense e tensione nel lettore. Gli indizi devono essere rivelati gradualmente e in modo da mantenere l'interesse del lettore.



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13 ottobre 2025

Citazioni d'Autore: Le Dreamwriters ✒️


Il Silenzio sussurra parole che solo l'anima può comprendere.

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05 ottobre 2025

Citazioni d'Autore: Le Dreamwriters ✒️

 



“La Verità spesso si cela dietro la Menzogna.”


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