30 settembre 2025

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24 settembre 2025

Citazioni d'Autore: Le Dreamwriters ✒️


Certe parole colpiscono profondamente. Forse non si tratta delle parole fine a sé stesse, ma del loro impatto emotivo. Alcune parole ti spezzano mandandoti letteralmente in frantumi. Qualcosa ti spezza l'anima. Essere sé stessi sempre, è come essere su una giostra. 


Quando si raggiunge la vetta, esattamente in quel momento la giostra smette di girare. Ci regala un soffio di respiro e un momento per riprendere fiato. Ma quell'attimo sfugge ad ogni regola temporale. 

Improvvisamente la giostra riprendere a girare. Dalla vetta ci si ritrova in basso, così in basso verso l'oblio. Ci si ritrova ad annegare nell'oceano dell'oscurità. A quel punto si hanno solamente due scelte, o affogare e lasciarsi sopraffare o combattere e lottare per riemergere e respirare di nuovo a pieni polmoni.

La ruota in quell'attimo si ferma esattamente negli abissi più oscuri dell'animo umano. Quel momento sembra molto più eterno di quello della vetta. Sembra non finire mai e il tempo sembra essersi fermato e dilatarsi. Ed è esattamente in quell'attimo che si ha la possibilità di scegliere tra luce e oscurità. E qualsiasi scelta si decide di prende, alla fine ci condurrà verso la strada che abbiamo scelto e abbiamo deciso di intraprendere.

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22 settembre 2025

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18 settembre 2025

La Spada dell'Anima: La Dama Rossa - Capitolo 2 ✒️



2
Katherine e suo fratello Micheal erano nella lugubre biblioteca del castello. Era un posto parecchio inquietante, sempre illuminato dalle pochissime candele sui candelabri appesi, uno nella parete di destra e uno nella parete di sinistra. La luce ovviamente era fioca e debole, in quanto erano fin troppo pochi i candelabri rispetto all’enormità del luogo stesso. Suo padre amava quel posto poco illuminato, diceva sempre che per rilassarsi con un buon libro non serviva una stanza ben illuminata, ma bastava semplicemente essere soli insieme alle pagine ingiallite e non contava nient’altro se non il magnifico mondo che ogni libro prometteva di mostrare e permetteva di esplorare.
Katherine era d’accordo con suo padre, ma per quello che dovevano fare lei e suo fratello serviva più luce. Nonostante i pochi candelabri, almeno vi erano delle enormi finestre che facevano entrare, almeno di giorno, la luce dei raggi solari, anche se purtroppo quella mattina era una giornata buia e cupa. Guardando fuori da una delle finestre si potevano notare delle nuvole nere, quindi si prospettava un temporale violento in vista. La sala era abbastanza grande, vi erano diversi scaffali colmi di libri, soprattutto di magia. I vari libri erano stati sistemati in ordine da suo padre. Non sarebbe stato difficile trovare qualsiasi libro che si voleva cercare. Si avvicinò ad uno scaffale, voltò lo sguardo verso suo fratello, il quale stava cercando qualche candela da accendere per fare più luce. Gli scaffali erano immensi e alti, infatti accanto ad ognuno di essi vi era una scaletta, in modo da permettere a chiunque di prendere un libro. Katherine si soffermò «Micheal non sappiamo nemmeno cosa stiamo cercando, come faremo?» chiese, provando a cercare qualche libro, che forse gli sarebbe stato utile. Micheal accese con la scintilla dorata nelle sue dita, più candele possibili, era il meglio che poteva fare. Pensava a come si potesse leggere in quel luogo poco illuminato, sarebbe stato un incubo, infatti lui non entrava mai in quella sala. Gli aveva messo sempre i brividi «Non ne ho idea, ma se ricordo bene, l’ultima volta che nostro padre entrò qui, stava leggendo un libro. Lo sai non entro mai qui dentro, lo trovo un luogo inquietante, ma quel giorno andai da lui. Quel giorno sembrava stesse leggendo un libro antico e vecchio, infatti notai che le pagine erano ingiallite, a differenza della copertina che sembrava nuovissima, ben conservata. Può darsi che in quel libro ci sia qualcosa che ci faccia capire che Jonathan Vettel lo ha ucciso. Katherine, dobbiamo assolutamente trovarlo, può esserci utile, o almeno spero e me lo auguro» rispose finendo di accendere le ultime candele che aveva trovato. Si avvicinò a sua sorella e gliene porse una. Lei prese la candela, illuminò lo scaffale «Va bene, hai detto che stava leggendo questo libro può darsi che non abbia finito di leggerlo. Conoscendo papà, i libri che doveva finire di leggere, spesso e volentieri li riponeva negli scaffali ben ordinati, ma su uno scaffale più piccolo, in modo che potesse prenderlo immediatamente senza dover cercare negli scaffali. Penso che questo piccolo scaffale sia in fondo alla sala. Non voleva che nessuno sapesse cosa stesse leggendo, così lo fece costruire alla fine della sala, perché nessuno aveva mai voluto raggiungere il fondo della biblioteca. Penso che dovremmo dirigerci laggiù» disse passando avanti, con la candela in mano, adagiata su un piccolo portacandela di rame, di forma allungata da poter tenere con il palmo della mano. Venivano usati soprattutto quando si doveva fare tanta strada tra le sale del castello poco illuminate. E questa era una di quelle occasioni. Si diressero lungo il corridoio, camminando l’uno accanto all’altro, mentre Katherine faceva strada. Una volta che raggiunsero lo scaffale più piccolo, Micheal si avvicinò notando un libro, posto in maniera ordinata «Eccolo, avevi ragione tu. Guarda è proprio questo il libro. Copertina rigida, decorata e in ottimo stato» disse afferrando il libro tra le mani, mostrandolo a sua sorella. Lei si avvicinò guardandolo e fu sorpresa di rivederlo, lo aveva riconosciuto. Tolse lo sguardo dal libro e lo rivolse a lui: «Ti sbagli, non è un libro, ma un diario. Papà ne aveva uno, dove pensavo annotasse i nuovi incantesimi, o le varie pozioni che creava lui stesso» disse prendendo il diario dalle sue mani. Mentre lo afferrò, dalle pagine caddero delle lettere. Si chinò e le afferrò, ne aprì una e rimase sconvolta mentre leggeva le prime parole «Non ci posso credere. Sono lettere d’amore e sono tutte intestate a nostra madre. Non riesco a capire, ci ha sempre detto che è morta di parto. Forse sono lettere mandate prima della nostra nascita. Ma non ne sono sicura, non c’è alcuna data. Guarda cosa dice questa lettera:
«Caro amatissimo William, mi dispiace immensamente per quello che stai passando a causa mia. Non volevo tutto questo, ma è proprio per questo motivo, che ho deciso di andare via. Lo faccio per proteggerti, perché sai che non avremo mai un futuro finché lui non smetterà di darci la caccia. Mi dispiace tanto doverti abbandonare in questo modo crudele. Non ho altra scelta amore mio, ricorda che ti amerò per sempre e che dentro di me ho due vite che molto presto verranno al mondo, i tuoi amati figli. Ti prometto che tornerò con loro una volta nati, ma fino a quel momento devo andare via. Ti amo William e ti amerò sempre, baci la tua amata Lady Caitlyn.»
Katherine lesse con le lacrime agli occhi. Micheal la guardò mentre leggeva «Nostra madre aveva paura di qualcuno, per me si tratta di Vettel. Non sappiamo cosa sia accaduto, ma è tutto collegato, e dobbiamo leggere tutte le lettere se vogliamo scoprire la verità» si passò una mano tra i capelli. Entrambi sembravano scossi e turbati. Tutte le certezze che avevano avuto fino a quel momento erano svanite nel nulla in un attimo di secondo. Il loro mondo era andato in frantumi all’improvviso e nessuno dei due se lo aspettava. Fino a quel momento avevano creduto ad una bugia, ma adesso la verità stava per essere svelata e nessuno dei due era pronto ad affrontarla, ma in qualche modo dovevano farlo, perché la verità li avrebbe resi liberi dalle catene di menzogne che create attorno alle loro vite. Katherine capiva perfettamente loro padre, e non credeva che avesse omesso la verità solo per il piacere di farlo, anzi dubitava che lo avesse fatto con malignità o per ferire i suoi figli. Sicuramente lo aveva fatto per proteggerli da qualcosa di più grande di loro, ma adesso erano adulti e potevano sopportare la verità ed era quello che avrebbero scoperto. La verità, nonostante spesso faceva male era pur sempre meglio di una squallida bugia. Sapere come stavano effettivamente le cose non rendeva solo liberi, ma dava loro la possibilità di scelta, la possibilità di decidere e fare le proprie scelte, senza alcuna paura. La cosa che forse turbava in quel momento Katherine era la reazione di suo fratello. Si chiedeva se sarebbe stato abbastanza forte da affrontare e sopportare la verità. Sperava solamente che lui fosse al suo fianco come fratello, in modo tale da poter affrontare tutto quanto insieme. L’unione faceva la forza, ed era l’unico modo anche per sopravvivere in un mondo in cui la Magia veniva considerata una minaccia letale. Una minaccia che andava eliminata una volta per tutte. Al momento era tutto sorprendentemente confuso, ma una volta che la verità sarebbe venuta a galla, sarebbe diventato tutto più chiaro e limpido. Micheal la guardò senza alcuna emozione, era confuso e scioccato quanto sua sorella «Come ha potuto mentirci in questo modo Katherine?» chiese mentre prendeva le altre lettere cadute sul pavimento. Si sentiva perso e deluso, non sapeva cosa fare e soprattutto ciò che lo innervosiva era lo scoprire la verità, una verità che considerava scomoda e pericolosa, non solo per l’intero regno di Marvkesh ma anche per la Congrega Malkovich, che ormai da secoli di generazione in generazione aveva portato avanti la battaglia contro coloro che volevano estinguere la magia dal mondo. Molte streghe e stregoni, non importava se erano uomini, donne o bambini, avevano perso la vita solo per il semplice fatto stesso di possedere la scintilla del potere magico. La Casata dei Malkovich da sempre aveva regnato e dominato il mondo della magia, non semplicemente per diritto di nascita, ma per proteggere la magia stessa dall’estinzione che purtroppo molti perseguivano. In realtà la magia non era né buona e né malvagia, anzi questa distinzione dipendeva dalle persone che la usavano e soprattutto dai loro scopi, che potevano essere buoni o malvagi. Quindi la magia non aveva alcuna colpa, anzi spesso era utile. Poteva essere usata per curare i feriti dopo una guerra o battaglia, o per creare delle cose meravigliose nel mondo. Spesso veniva usata per creare delle armi, ma anche questo dipendeva non dalla magia stessa ma dalle persone che la usavano. La magia era solo un mezzo e uno strumento per raggiungere un obiettivo, ma non rappresentava l’obiettivo stesso. Ma nonostante questo si prestava molta più attenzione alla malvagità della magia, piuttosto alla capacità distruttiva di chi ne faceva uso.
Katherine chiuse il diario, stringendolo tra le braccia, ascoltò suo fratello e fece un bel respiro profondo. Doveva calmarlo, perché aveva bisogno di lui in questa folle ricerca della verità. Da sola non ci sarebbe riuscita «Micheal, nostro padre aveva le sue motivazioni. Avrà mentito per proteggerci da tutto questo. Non dobbiamo prendercela con lui, ma dobbiamo invece essere lucidi e razionali, per poter affrontare tutto questo. Spero vivamente che tu sia d’accordo con me. Dobbiamo essere uniti, soprattutto in questo momento in cui Vettel sembra essere un passo avanti a noi. Nostro padre, non nego che abbia sbagliato a mentirci, ma adesso lui non c’è più e ci siamo solo noi due. Quindi se perdiamo la testa entrambi, finiremo con il farci ammazzare da Vettel o peggio confermare le sue idee folli e contorte sulla magia. Sa essere un grande oratore e fomentare gli animi del popolo. Sa essere persuasivo ed è un bravissimo manipolatore. Riesce a manipolare la realtà trasformandola nelle sue più profonde paure, che alla fine infonda negli animi delle persone. Le persone si fidano ciecamente di lui, ritengono che sia un buon sovrano e che tutto quello che sta facendo lo fa solo per il loro bene, per le loro vite e per la loro sopravvivenza in futuro. Prospetta le sue idee folli, come un futuro migliore, senza magia. Ma non rivela loro che invece che la magia è parte integrante del mondo stesso e della natura. Se la magia morisse, tutto il mondo soccomberebbe alla morsa della morte. La magia è legata in maniera indissolubile al nostro mondo, che sopravvive grazie ad essa. Quindi dobbiamo essere scaltri e furbi quanto lui, senza farci prendere dal panico, perché se lo facciamo potremmo finire ammazzati da lui o peggio confermare le sue profonde paure. Bisogna essere cauti e stare attenti» disse chiudendo il libro. Micheal gli porse le lettere cadute. Sua sorella aveva ragione, ma la cosa che forse lo rendeva nervoso era la verità stessa. Una verità scomoda e pericolosa, che però adesso entrambi dovevano scoprire e affrontare. Non sarebbe stato facile, ma dovevano salvare non solo l’intero regno di Marvkesh ma anche l’intera Congrega Malkovich «Va bene, hai ragione tu. Quindi adesso che cosa facciamo? Queste lettere, si potrebbero rivelarci di più, ma dubito che ci sarà tutta la verità, scritta lì dentro». Katherine lo guardò con uno sguardo pensieroso, qualcosa di importante stava frullando dentro la sua testa «Sai che papà costruiva armi magiche. Stavo pensando che ne dovremmo creare una noi. L’idea era quella di dare vita a qualcosa di unico che possa leggere l’anima di una persona. So che sembra folle, ma penso che un’arma simile ci potrebbe tornare utile. Forse non adesso, ma in futuro lo farà. Abbiamo non solo le lettere ma anche il diario di nostro padre. Ci tornerà utile. Nel frattempo che leggiamo tutto quanto, troverò un modo per creare quest’arma» disse decisa e sicura di sé. Non sapeva come gli era venuta in mente un'idea simile, ma sapeva solamente che era la cosa giusta da fare. Non sarebbe stato semplice creare un qualcosa di mai creato prima, ma lei era intelligente e molto ingegnosa come suo padre. Come lui, amava leggere, amava la magia e amava essere ciò che era, senza vergognarsene. Infatti i suoi capelli ondulati e rossi, era un modo per dimostrare che non aveva paura del giudizio degli altri. Anzi era fiera di sé stessa e di ciò che era e sarebbe sempre stata. Non se ne vergognava e portava quei lunghi capelli rossi con fierezza e dignità. Micheal ascoltò le sue parole, prestando molta attenzione. La guardò negli occhi, e comprese che aveva lo stesso sguardo creativo di loro padre. Ogni qual volta che loro padre aveva un’idea per la creazione di un’arma magica, gli brillavano gli occhi e aveva una luce intensa e profonda nello sguardo. Una luce di magia, pronta a liberarsi e scatenarsi per dare vita a qualcosa di unico e speciale. Sua sorella in quel momento aveva quella stessa luce e sorrise, ma allo stesso tempo prese consapevolezza di essere stato un vero idiota con lei e con loro padre. Si rese conto che gli volevano bene, nonostante i problemi che aveva creato loro: «Allora io leggerò le lettere e il diario, se scopro qualcos’altro di importante o interessante, ti avviserò immediatamente. Tu fai ciò che serve. Mi dispiace per tutto quanto, ho sempre e solo fatto dei grandi casini e ti ho trattata davvero male. Ora ho capito che volevi solo il mio affetto, affetto che tu continuavi a dare a me, nonostante i miei atteggiamenti. Quindi ti aiuterò e farò il possibile per proteggerti, te lo prometto. Ti voglio bene sorellina» disse abbracciandola, stringendola forte a sé. Lo faceva raramente, anzi spesso evitava di abbracciarla, ma era giunto il momento di crescere e andare avanti. Loro padre ormai non c’era più, quindi era tutto nelle loro mani. Katherine rimase sorpresa non solo dalle sue parole ma anche da quell’abbraccio improvviso, che lei attendeva da sempre, anzi da una vita. Ricambiò l’abbraccio dolcemente e sorrise, pensando che suo fratello stesse davvero crescendo e stesse diventando un uomo. Era fiera e orgogliosa di lui, e sapeva che finché ci sarebbe stato lui al suo fianco, non avrebbe dovuto avere paura di nessuno. Anzi quell’amore fraterno l’avrebbe resa più forte. L’amore gli avrebbe dato la forza necessaria per affrontare il loro destino. Destino piuttosto crudele che non faceva altro che metterli alla prova. Un destino infausto che avrebbe cambiato le loro vite per sempre. Katherine non era una di quelle streghe che credeva al destino, anzi aveva sempre pensato che il destino dipendeva solamente dalle proprie scelte e decisioni. Per lei, come la magia, il Destino non era scritto sulla pietra, ma veniva scritto durante il lungo e tortuoso tragitto della vita. E sapeva che in un modo o in un altro avrebbe percorso quel tragitto pieno di ostacoli a testa alta, senza esitazione e se durante questo percorso sarebbe caduta, adesso sapeva di poter avere l’appoggio e l’amore fraterno, e questa era una delle cose che la consolavano, dalla morte del padre «Lo so, non devi dirmi niente. Ti voglio bene anche io» sorrise baciandogli la guancia. Si presero per mano, l’uno stringendo la mano dell’altro, tornando indietro verso l’uscita della biblioteca, e verso l’uscita da quell’oscurità e da quell’odio e rancore profondo che aveva da tantissimo tempo compromesso il loro rapporto. Adesso erano insieme, come due veri fratelli, disposti a sacrificare le proprie vite l’uno per l’altro. Disposti a lottare insieme e combattere per la vita e la verità, che li avrebbe resi liberi.






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16 settembre 2025

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14 settembre 2025

La Spada dell'Anima: La Dama Rossa - Capitolo 1 ✒️


La Spada dell'Anima
LA DAMA ROSSA

“Solo colui degno e puro di cuore,
brandire la Spada dell’Anima potrà,
portando un'epoca di pace e prosperità”

Le DreamWriters

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Tutti i diritti riservati.


1
Katherine corse attraverso i lunghi e stretti corridoi del Castello. Non poteva fermarsi, non adesso, doveva raggiungere la camera di suo padre, il più in fretta possibile. Lei si trovava in camera sua, quando una delle guardie, l'aveva informata dell’aggravamento delle condizioni di suo padre.
Mentre correva, la mente vagò attraverso i pensieri, che divennero sempre più pressanti. Sapeva che sarebbe accaduto, ma non così in fretta e sperava che suo fratello non rovinasse tutto, come faceva di solito.
Lei e Micheal erano gemelli, erano cresciuti insieme. Avevano un legame che andava spesso oltre il legame di sangue. Ma nonostante fossero legati, litigavano spesso. Lui la trattava con sufficienza come se fosse una stupida ragazzina immatura, ma in realtà era più adulta di tutti i presenti nel castello.
Attraversò l'ultimo corridoio, sulle parti dorate vi erano appesi candelabri con candele accese, e dei dipinti. Ogni dipinto raffigurava un discendente della loro famiglia.
Ogni volta che passava da lì aveva sempre la sensazione di essere osservata e giudicata da quei ritratti e spesso si soffermava su uno dei dipinti appesi alle pareti che ritraeva una sua discente, una donna dai capelli neri e lunghi fino al seno, dagli occhi verdi e penetranti, sdraiata su un divanetto. Quel ritratto l'aveva sempre affascinata, ma non era mai riuscita a scoprire qualcosa di più su quella donna misteriosa, ma sperava che un giorno ci sarebbe riuscita.
Quello però non era il momento di contemplare il dipinto, doveva solo andare da suo padre. Finalmente dopo un'estenuante corsa, raggiunse la camera di suo padre, aprì la porta ed entrò. Suo fratello era già lì «Oh finalmente, era ora che arrivassi sorella. Ti sei fermata di nuovo a contemplare quello stupido dipinto?» chiese sarcasticamente. Micheal amava provocarla e farla innervosire, lo trovava divertente anche quando non lo era e in quel momento non lo era affatto e soprattutto non era nemmeno opportuno, ma lui coglieva ogni occasione per stuzzicarla. Stavolta però Katherine decise di non rispondere alle sue provocazioni, si avvicinò al letto «Padre, come vi sentite?» sussurrò dolcemente, prendendo la sua mano tra le sue.
William strinse le sua mano dolcemente «Sono contento di avervi qui, tutti e due. Il momento sta arrivando e voglio che siate pronti per questo. Vi amo e vi amerò sempre. La nostra vita non è mai stata facile, ma siamo riusciti sempre a cavarcela e sopravvivere. Quando siete nati e vostra madre morì di parto ero spaventato. Come avrei potuto crescere due bambini da solo? Avevo paura, ma grazie a tutte le persone del Castello, grazie anche alla Congrega, sono riuscito a crescervi. Siete forti e coraggiosi abbastanza da portare avanti il mio lascito. Purtroppo devo scegliere uno solo di voi come Stregone o Strega Supremo/a. Ci ho pensato allungo e penso che sia la scelta migliore. Katherine Amara Malkovich, nomino te Strega Suprema della Congrega Malkovich. Per secoli e secoli, di generazione in generazione, i Malkovich hanno governato il mondo della magia e sarà per sempre così» proferì le sue ultime parole, prima di spirare e morire.
William era stato uno Stregone Supremo per tantissimo tempo, e ora era giunta la sua ora, per colpa di qualcuno che detestava la magia e stregoneria. Era stato sempre un buon leader, e buon padre. Tutti lo ammiravano, per la sua intelligenza e scaltrezza.
Katherine non immaginava che sarebbe morto e tanto meno che adesso sarebbe toccato a lei essere la nuova Strega Suprema. Non era riuscita a dirgli addio, non fece in tempo che lui smise di respirare e morì. Strinse le sue mani, chinò il capo su di lui e gli baciò la fronte «Vi voglio bene padre, riposate in pace» sussurrò mentre le lacrime rigavano le sue guance.
Micheal fece un respiro profondo, sembrava irritato più che addolorato «Che gran bastardo. Fino alla fine un grandissimo bastardo» espresse ciò che pensava ad alta voce.
«Come ti permetti di parlare in questo modo di nostro padre, che è appena morto. Dovresti avere più rispetto per lui. Non abbiamo mai avuto una madre e adesso anche nostro padre ci è stato portato via» rispose in lacrime, si ricompose asciugandosi le guance bagnate voltandosi verso suo fratello «Sei solo un ingrato, ecco cosa sei. Vuoi essere tu lo Stregone Supremo, beh accomodati pure. Pensi che mi interessa il potere, come interessa a te? No, non mi interessa ma pensavo che essendo fratelli e anche gemelli, fossimo legati profondamente, ma invece fai di tutto per ferirmi e farmi del male. Ti odio e ti detesto. Prenditi pure il potere, non me ne frega niente» singhiozzò, voltò le spalle correndo via dalla camera, dove era appena morto il padre tanto amato.
Corse in camera sua e si chiuse dentro a chiave. Si gettò sul letto, e lì vi era Moon, la sua gattina nera dagli occhi verdi, che riusciva sempre a risollevare il suo umore. La gattina si strusciò su di lei, facendo le fusa, per consolarla. Katherine, sorrise con gli occhi umidi e bagnati, prese Moon tra le braccia «Piccolina, siamo rimaste noi due da sole, pensi che c'è la caveremo?» sussurrò dolcemente, accarezzando il suo pelo nero, soffice e lucido. Moon si lasciò coccolare, fece altre fusa, facendogli capire che non l'avrebbe abbandonata mai e poi mai. Che sarebbe stata sempre al suo fianco, per il resto dell'eternità.
***
Erano passati mesi, Katherine era diventata ufficialmente la Strega Suprema e suo fratello malgrado ciò era stato costretto ad accettarlo.
La decisione presa in punto di morte dello Stregone Supremo, era imprescindibile, nessuno poteva cambiare o cancellare quella scelta.
Ormai era tutto deciso e la Congrega aveva preso con entusiasmo la notizia di Katherine come Strega Suprema, pensando che fosse la degna erede al trono.
Dopo la morte di William Malkovich, Katherine era cresciuta, ormai era diventata una donna bellissima, con la sua chioma rossa e ondulata, con i suoi lucenti occhi verdi.
Lo stesso anche per Micheal, il quale però aveva deciso di non tenere più la chioma rossa, ma di cambiarla in un biondo platino.
Detestava avere i capelli rossi come sua sorella e sapeva che quando notavano quel tipo di colore, capivano immediatamente che erano streghe o stregoni. E questo rendeva le cose e la vita più difficile. Lui voleva essere libero e non incatenato alle superstizioni della gente, che continuava a credere a cose veramente assurde. Una strega o stregone lo era a prescindere dal colore dei capelli, ma le persone non volevano capirlo. Anzi infierivano, sostenendo che la magia era la mano del diavolo. C'era una sola persona che infiammava gli animi e gettava benzina sul fuoco contro streghe e stregoni e quello era Jonathan Vettel, Sovrano del Regno di Marvkesh. Quell'uomo era davvero spregevole, almeno moralmente, perché esteriormente era affascinante con i suoi capelli scuri e occhi castani. Aveva uno sguardo magnetico, ma era anche un ottimo oratore. Riusciva ad infiammare gli animi delle persone solamente con la sua dialettica da intellettuale. Jonathan era intelligente e molto astuto. Fin da quando era salito al trono, aveva messo in chiaro una cosa, che la magia era il male assoluto e doveva essere eliminata una volta per tutte.
Katherine raggiunse suo fratello nella sala da pranzo. Ogni volta che entrava in quella sala, ricordava le cene e i pranzi passati insieme a suo padre. Erano ricordi bellissimi, ma allo stesso tempo la rendevano triste e malinconica. La sala era enorme con pareti decorate con vari dipinti e quadri, le candele accese che la illuminavano l’immensa sala, rendendola lucente e brillante. Un tavolo lungo e largo al centro della sala, veniva apparecchiato ogni giorno per tre persone, ma adesso erano solo in due. Micheal come al solito era già seduto a capotavola «Ecco la Strega Suprema» disse ironicamente, come al suo solito. Era geloso e invidioso, che loro padre avesse scelto lei e non lui. Pensava di meritare lui di più quel posto come Stregone Supremo, ma suo padre la pensava diversamente. Ed ecco che sua sorella gemella aveva preso il posto che pensava gli appartenesse di diritto.
Katherine indossava il suo abito rosso, amava profondamente quel colore, gli dava sicurezza in se stessa facendola sentire bene a differenza di suo fratello che detestava quel colore. A lei non importava cosa pensavano gli altri, quindi seguiva solo e solamente il proprio cuore. Pensava che suo fratello fosse troppo preoccupato del giudizio degli altri, per essere veramente se stesso. Lei invece era se stessa sempre, qualsiasi cosa sarebbe accaduta, non avrebbe rinunciato a ciò che era e ciò che sarebbe diventata.
Sollevò il vestito e si sedette di fronte a suo fratello «Devi smetterla Micheal, ho bisogno di te e lo sai. Da sola non posso farcela, ma insieme possiamo invece. Quindi per favore, potresti mettere da parte il rancore e darmi una mano? Ho qualcosa di importante da dirti e da sola non posso farlo» disse mettendosi comoda, cercando di mantenere un tono calmo e pacato, non aveva alcuna intenzione di assecondare le assurdità di suo fratello.
«Va bene, come vuoi. Che succede?» fece un profondo respiro, calmandosi. Nonostante la trattasse in quel modo, le voleva bene ma non riusciva mai a dimostrarlo in alcun modo. Per lui era difficile dimostrare i propri sentimenti e l'unica cosa che riusciva a dimostrare era il disprezzo nei suoi confronti. Ora lei era la Strega Suprema, e in un modo o in un altro doveva accettarlo.
«Grazie, dico davvero Micheal. Ti voglio bene, sei mio fratello e vorrei che le cose si sistemassero tra noi. Non voglio più vivere così e penso che lo stesso vale per te. Voglio dire, siamo adulti adesso, abbiamo delle responsabilità nei confronti della nostra gente e dovremmo essere uniti, soprattutto adesso. Arriveranno momenti bui e dobbiamo salvare i nostri fratelli e sorelle. Jonathan Vettel, non la smette con la sua follia sulla magia e non smetterà mai di darci la caccia. Non posso farcela da sola, ho bisogno di te fratello, del tuo aiuto ma anche del tuo supporto. Insieme siamo più forti e lo sai. Spero che da oggi in avanti, le cose tra noi cambieranno e saranno almeno civili» disse Katherine prendendo il calice di vino, bevendone un sorso.
Micheal la guardò ascoltandola attentamente, notando il suo sguardo triste e allo stesso tempo deciso e impassibile «Farò del mio meglio, promesso. Su una cosa concordo, Jonathan non smetterà mai di darci la caccia, forse non sarò lo stregone supremo ma penso che dobbiamo fermarlo. Non possiamo continuare così, non ci lascia liberi e non lo farà mai Katherine e questo lo sai» prese la forchetta assaggiando la cena sul piatto. Era stato servito del pollo arrosto con una salsa di more. Era il suo piatto preferito, fin da bambino.
Lo guardò ascoltandolo, annuendo alle sue parole «Lo so e troveremo un modo per fermarlo» si schiarì la voce, doveva dirgli un cosa importante e non sapeva come riferirglielo «So che non andavi d'accordo con nostro padre, ma devo dirti una cosa su di lui. Il giorno dopo la sua morte, ho trovato una sua lettera. Voleva che la leggessimo una volta che fosse morto. Io l'ho letta e visto che mi detesti così tanto, ho evitato di dirti cosa c'era scritto. Io penso che tu debba saperlo ma non voglio che tu faccia cose avventate Micheal» disse facendo un bel respiro profondo. Per lei era doloroso, rileggere nelle propria mente quella lettera.
Micheal si soffermò alle sue parole «Va bene, abbiamo detto che saremo uniti e sarà così, te l'ho promesso. Ti ascolto» posò la forchetta sul piatto e si pulì le labbra.
«Nostro padre pensava che la sua malattia non fosse una cosa normale. Pensava che qualcuno avesse fatto qualche incantesimo per farlo ammalare. Non ce l'ha mai detto perché non voleva turbarci e soprattutto non aveva prove per dimostrarlo. Ha scritto che aveva qualche sospetto su chi avesse potuto fare una cosa simile, ma non aveva alcuna prova contro di lui. Pensava che fosse stata opera di Jonathan Vettel. Lo so, non possiede la magia, questo lo sappiamo ma è intelligente e scaltro. Soprattutto sa usare gli incantesimi e anche se non fosse opera sua, avrà usato qualche suo amico/a strega o stregone. Da quando è iniziata la caccia alle streghe, molti dei nostri spaventati hanno offerto i loro servigi al re» riferì Katherine, la quale era turbata per la reazione del fratello. Lo conosceva fin troppo bene e sperava che non perdesse il controllo, perché se lo avesse perso, avrebbe fatto qualcosa di stupido. Al momento le scelte e decisioni stupide non erano contemplate. Jonathan Vettel non possedeva la magia, ma sapeva bene che ne usufruiva quando ne aveva bisogno e non si faceva scrupoli. Per fare degli incantesimi non serviva la magia, ma solamente l'incantesimo e gli ingredienti. Dovevano stare attenti a quell'uomo senza sottovalutarlo. Era pericoloso e dovevano essere pronti quando sarebbe giunta l'ora di affrontarlo.
«Quindi, nostro padre pensava che fosse stata opera di Jonathan Vettel?» Micheal si alzò dalla sedia, provando a mantenere la calma, anche se farlo gli era difficile. Una parte di sé pensava di odiare suo padre, ma la verità era un'altra, lo amava profondamente, e lo stesso amore lo provava per sua sorella. Non era mai riuscito a dimostrarlo, per lui era un qualcosa di difficile da affrontare. Rivolse lo sguardo verso sua sorella, con uno sguardo truce e furente. In quel momento era dura controllarsi e mantenere la calma. Suo padre era stato ucciso da Jonathan Vettel in persona, quindi qualcosa in lui gli diceva che quell'uomo li conosceva «Nostro padre non era uno sprovveduto. Analizzando tutto questo, penso che avesse più di un sospetto che fosse stato lui. Katherine, pensi che il re conosceva nostro padre e anche noi? Penso che lui conosca noi e la nostra famiglia e forse conosceva nostro padre più di quanto pensiamo noi. Dobbiamo scoprire di più su questa storia, e soprattutto se nostro padre conosceva Jonathan» si grattò la barba arruffata, mentre camminava per la sala da pranzo, con sguardo pensieroso. La rabbia si era placata, trasformandosi in qualcosa di meglio, in domande che richiedevano delle risposte che avrebbero portato in luce la verità.
Katherine lo guardò, avvicinandosi: «L'ho pensato anche io Micheal. Ma come te non so altro, e concordo sul fatto che dovremmo scoprire la verità su tutta questa storia. Lui, penso che ne fosse sicuro, non era un sospetto. Non aveva le prove, ma lui ne era convinto. Non so il motivo, ma dobbiamo scoprirlo. Solo così potremmo andare avanti con le nostre vite. Nostro padre è morto, Jonathan Vettel ne è il responsabile, e noi dobbiamo fare in modo che non sia morto invano. Quindi ti chiedo di restare uniti, di scoprire la verità insieme. Non fare cose avventate, ti prego Micheal» adagiò una mano sulla spalla, guardandolo dolcemente.
Micheal strinse la sua mano e l'abbracciò senza dire una parola. In quel momento le parole non servivano. L'unica cosa che contava veramente era la famiglia. Lui sapeva che senza sua sorella, non avrebbe potuto vivere, e forse era arrivato il giorno in cui glielo avrebbe dimostrato. Non importava quanto la famiglia li facesse soffrire. La famiglia era la cosa più importante di tutte, ed era l'unica cosa che avrebbe potuto far andare avanti le loro vite.





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08 settembre 2025

Il Sussurro della Vendetta: Sinossi ✒️


Cari Dreamwriters, 🌟
Avendo concluso la stesura del terzo romanzo della saga de “La Famiglia Lancaster”, ”Il Sussurro della Vendetta” vogliamo lasciarvi con la sinossi.

Buona lettura! 📖

Sinossi

Italia, età della Restaurazione, 1818.
Dopo gli scandali avvenuti a Londra, due anni prima, il principe Alexander di Valmont, inseguito da un mandato di cattura della Regina Charlotte in persona, trova rifugio a Roma, nella tenuta di un suo vecchio amico di infanzia, il Marchese Thomas Deveraux. Intanto, a Firenze, Lady Evelyn Ellington tenta di ricostruire la propria esistenza accanto al figlio Thaddeus, nato dalla violenza subita, che ha segnato il suo destino. Protetta dalla cugina Violet e dal silenzio della tenuta, Evelyn si dedica alla pittura, ma il passato non tarda a riaffiorare.

In occasione della mostra in cui sono esposte le sue opere, Evelyn si reca alla Galleria d’arte Sterling, dove incontra il duca Leonardo Sterling, uomo distinto e gentile, ignaro di essere legato ad Alexander da un vincolo di sangue. La sorella di Leonardo, Lady Elisabetta, donna d’animo tormentato nasconde un amore proibito per la Duchessa Eleonora Farnesi, in lotta tra dovere e desiderio. Mentre Evelyn e Leonardo si avvicinano, Alexander si muove nell’ombra, consumato dal rimorso e dalla follia, deciso a redimersi. La sua metamorfosi da carnefice a uomo pentito si intreccia con rivelazioni familiari, relazioni clandestine e un figlio da proteggere.

Nel cuore di Firenze, Evelyn trova forza nell’addestramento segreto con Lorenzo Vittori, ex militare e maestro di difesa, mentre la minaccia di Alexander si fa sempre più vicina. Ma quando la vendetta si manifesta sotto forma di lama, sarà proprio Alexander a compiere il gesto estremo: sacrificarsi per la donna che gli ha mostrato il vero significato di amare ed essere amati.

L’onore si scontra con il peccato, e l’amore trova la sua forma più pura nel perdono.
Un intreccio di passioni nobili, legami spezzati e redenzioni impossibili, sullo sfondo di un’Italia elegante e tormentata.





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03 settembre 2025

Citazioni d'Autore: Il Sussurro della Vendetta ✒️


Cari Dreamwriters, 🌟
Anche questo terzo volume della saga “La Famiglia Lancaster”, “Il Sussurro della Vendetta” sta giungendo alla sua inevitabile conclusione.
È stato un viaggio intenso, fatto di emozioni e sentimenti.
Un viaggio alquanto inaspettato che ci ha lasciate con il fiato sospeso dall'inizio alla fine.

La vendetta è un fuoco
che brucia tutto ciò che
tocca, lasciando solo
cenere e vuoto dentro l'anima.

- Le DreamWriters 



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Maschere, Destino e Segreti 🎭

Cari Dreamwriters, 💫 ci sono scene che non hanno bisogno di parole per raccontarsi. Basta un gesto trattenuto, un respiro sospe...