La Spada dell'Anima
LA DAMA ROSSA
“Solo colui degno e puro di cuore,
brandire la Spada dell’Anima potrà,
portando un'epoca di pace e prosperità”
Le DreamWriters
Copyright © 2024 Le DreamWriters
Tutti i diritti riservati.
1
Katherine corse attraverso i lunghi e stretti corridoi del Castello. Non poteva fermarsi, non adesso, doveva raggiungere la camera di suo padre, il più in fretta possibile. Lei si trovava in camera sua, quando una delle guardie, l'aveva informata dell’aggravamento delle condizioni di suo padre.
Mentre correva, la mente vagò attraverso i pensieri, che divennero sempre più pressanti. Sapeva che sarebbe accaduto, ma non così in fretta e sperava che suo fratello non rovinasse tutto, come faceva di solito.
Lei e Micheal erano gemelli, erano cresciuti insieme. Avevano un legame che andava spesso oltre il legame di sangue. Ma nonostante fossero legati, litigavano spesso. Lui la trattava con sufficienza come se fosse una stupida ragazzina immatura, ma in realtà era più adulta di tutti i presenti nel castello.
Attraversò l'ultimo corridoio, sulle parti dorate vi erano appesi candelabri con candele accese, e dei dipinti. Ogni dipinto raffigurava un discendente della loro famiglia.
Ogni volta che passava da lì aveva sempre la sensazione di essere osservata e giudicata da quei ritratti e spesso si soffermava su uno dei dipinti appesi alle pareti che ritraeva una sua discente, una donna dai capelli neri e lunghi fino al seno, dagli occhi verdi e penetranti, sdraiata su un divanetto. Quel ritratto l'aveva sempre affascinata, ma non era mai riuscita a scoprire qualcosa di più su quella donna misteriosa, ma sperava che un giorno ci sarebbe riuscita.
Quello però non era il momento di contemplare il dipinto, doveva solo andare da suo padre. Finalmente dopo un'estenuante corsa, raggiunse la camera di suo padre, aprì la porta ed entrò. Suo fratello era già lì «Oh finalmente, era ora che arrivassi sorella. Ti sei fermata di nuovo a contemplare quello stupido dipinto?» chiese sarcasticamente. Micheal amava provocarla e farla innervosire, lo trovava divertente anche quando non lo era e in quel momento non lo era affatto e soprattutto non era nemmeno opportuno, ma lui coglieva ogni occasione per stuzzicarla. Stavolta però Katherine decise di non rispondere alle sue provocazioni, si avvicinò al letto «Padre, come vi sentite?» sussurrò dolcemente, prendendo la sua mano tra le sue.
William strinse le sua mano dolcemente «Sono contento di avervi qui, tutti e due. Il momento sta arrivando e voglio che siate pronti per questo. Vi amo e vi amerò sempre. La nostra vita non è mai stata facile, ma siamo riusciti sempre a cavarcela e sopravvivere. Quando siete nati e vostra madre morì di parto ero spaventato. Come avrei potuto crescere due bambini da solo? Avevo paura, ma grazie a tutte le persone del Castello, grazie anche alla Congrega, sono riuscito a crescervi. Siete forti e coraggiosi abbastanza da portare avanti il mio lascito. Purtroppo devo scegliere uno solo di voi come Stregone o Strega Supremo/a. Ci ho pensato allungo e penso che sia la scelta migliore. Katherine Amara Malkovich, nomino te Strega Suprema della Congrega Malkovich. Per secoli e secoli, di generazione in generazione, i Malkovich hanno governato il mondo della magia e sarà per sempre così» proferì le sue ultime parole, prima di spirare e morire.
William era stato uno Stregone Supremo per tantissimo tempo, e ora era giunta la sua ora, per colpa di qualcuno che detestava la magia e stregoneria. Era stato sempre un buon leader, e buon padre. Tutti lo ammiravano, per la sua intelligenza e scaltrezza.
Katherine non immaginava che sarebbe morto e tanto meno che adesso sarebbe toccato a lei essere la nuova Strega Suprema. Non era riuscita a dirgli addio, non fece in tempo che lui smise di respirare e morì. Strinse le sue mani, chinò il capo su di lui e gli baciò la fronte «Vi voglio bene padre, riposate in pace» sussurrò mentre le lacrime rigavano le sue guance.
Micheal fece un respiro profondo, sembrava irritato più che addolorato «Che gran bastardo. Fino alla fine un grandissimo bastardo» espresse ciò che pensava ad alta voce.
«Come ti permetti di parlare in questo modo di nostro padre, che è appena morto. Dovresti avere più rispetto per lui. Non abbiamo mai avuto una madre e adesso anche nostro padre ci è stato portato via» rispose in lacrime, si ricompose asciugandosi le guance bagnate voltandosi verso suo fratello «Sei solo un ingrato, ecco cosa sei. Vuoi essere tu lo Stregone Supremo, beh accomodati pure. Pensi che mi interessa il potere, come interessa a te? No, non mi interessa ma pensavo che essendo fratelli e anche gemelli, fossimo legati profondamente, ma invece fai di tutto per ferirmi e farmi del male. Ti odio e ti detesto. Prenditi pure il potere, non me ne frega niente» singhiozzò, voltò le spalle correndo via dalla camera, dove era appena morto il padre tanto amato.
Corse in camera sua e si chiuse dentro a chiave. Si gettò sul letto, e lì vi era Moon, la sua gattina nera dagli occhi verdi, che riusciva sempre a risollevare il suo umore. La gattina si strusciò su di lei, facendo le fusa, per consolarla. Katherine, sorrise con gli occhi umidi e bagnati, prese Moon tra le braccia «Piccolina, siamo rimaste noi due da sole, pensi che c'è la caveremo?» sussurrò dolcemente, accarezzando il suo pelo nero, soffice e lucido. Moon si lasciò coccolare, fece altre fusa, facendogli capire che non l'avrebbe abbandonata mai e poi mai. Che sarebbe stata sempre al suo fianco, per il resto dell'eternità.
***
Erano passati mesi, Katherine era diventata ufficialmente la Strega Suprema e suo fratello malgrado ciò era stato costretto ad accettarlo.
La decisione presa in punto di morte dello Stregone Supremo, era imprescindibile, nessuno poteva cambiare o cancellare quella scelta.
Ormai era tutto deciso e la Congrega aveva preso con entusiasmo la notizia di Katherine come Strega Suprema, pensando che fosse la degna erede al trono.
Dopo la morte di William Malkovich, Katherine era cresciuta, ormai era diventata una donna bellissima, con la sua chioma rossa e ondulata, con i suoi lucenti occhi verdi.
Lo stesso anche per Micheal, il quale però aveva deciso di non tenere più la chioma rossa, ma di cambiarla in un biondo platino.
Detestava avere i capelli rossi come sua sorella e sapeva che quando notavano quel tipo di colore, capivano immediatamente che erano streghe o stregoni. E questo rendeva le cose e la vita più difficile. Lui voleva essere libero e non incatenato alle superstizioni della gente, che continuava a credere a cose veramente assurde. Una strega o stregone lo era a prescindere dal colore dei capelli, ma le persone non volevano capirlo. Anzi infierivano, sostenendo che la magia era la mano del diavolo. C'era una sola persona che infiammava gli animi e gettava benzina sul fuoco contro streghe e stregoni e quello era Jonathan Vettel, Sovrano del Regno di Marvkesh. Quell'uomo era davvero spregevole, almeno moralmente, perché esteriormente era affascinante con i suoi capelli scuri e occhi castani. Aveva uno sguardo magnetico, ma era anche un ottimo oratore. Riusciva ad infiammare gli animi delle persone solamente con la sua dialettica da intellettuale. Jonathan era intelligente e molto astuto. Fin da quando era salito al trono, aveva messo in chiaro una cosa, che la magia era il male assoluto e doveva essere eliminata una volta per tutte.
Katherine raggiunse suo fratello nella sala da pranzo. Ogni volta che entrava in quella sala, ricordava le cene e i pranzi passati insieme a suo padre. Erano ricordi bellissimi, ma allo stesso tempo la rendevano triste e malinconica. La sala era enorme con pareti decorate con vari dipinti e quadri, le candele accese che la illuminavano l’immensa sala, rendendola lucente e brillante. Un tavolo lungo e largo al centro della sala, veniva apparecchiato ogni giorno per tre persone, ma adesso erano solo in due. Micheal come al solito era già seduto a capotavola «Ecco la Strega Suprema» disse ironicamente, come al suo solito. Era geloso e invidioso, che loro padre avesse scelto lei e non lui. Pensava di meritare lui di più quel posto come Stregone Supremo, ma suo padre la pensava diversamente. Ed ecco che sua sorella gemella aveva preso il posto che pensava gli appartenesse di diritto.
Katherine indossava il suo abito rosso, amava profondamente quel colore, gli dava sicurezza in se stessa facendola sentire bene a differenza di suo fratello che detestava quel colore. A lei non importava cosa pensavano gli altri, quindi seguiva solo e solamente il proprio cuore. Pensava che suo fratello fosse troppo preoccupato del giudizio degli altri, per essere veramente se stesso. Lei invece era se stessa sempre, qualsiasi cosa sarebbe accaduta, non avrebbe rinunciato a ciò che era e ciò che sarebbe diventata.
Sollevò il vestito e si sedette di fronte a suo fratello «Devi smetterla Micheal, ho bisogno di te e lo sai. Da sola non posso farcela, ma insieme possiamo invece. Quindi per favore, potresti mettere da parte il rancore e darmi una mano? Ho qualcosa di importante da dirti e da sola non posso farlo» disse mettendosi comoda, cercando di mantenere un tono calmo e pacato, non aveva alcuna intenzione di assecondare le assurdità di suo fratello.
«Va bene, come vuoi. Che succede?» fece un profondo respiro, calmandosi. Nonostante la trattasse in quel modo, le voleva bene ma non riusciva mai a dimostrarlo in alcun modo. Per lui era difficile dimostrare i propri sentimenti e l'unica cosa che riusciva a dimostrare era il disprezzo nei suoi confronti. Ora lei era la Strega Suprema, e in un modo o in un altro doveva accettarlo.
«Grazie, dico davvero Micheal. Ti voglio bene, sei mio fratello e vorrei che le cose si sistemassero tra noi. Non voglio più vivere così e penso che lo stesso vale per te. Voglio dire, siamo adulti adesso, abbiamo delle responsabilità nei confronti della nostra gente e dovremmo essere uniti, soprattutto adesso. Arriveranno momenti bui e dobbiamo salvare i nostri fratelli e sorelle. Jonathan Vettel, non la smette con la sua follia sulla magia e non smetterà mai di darci la caccia. Non posso farcela da sola, ho bisogno di te fratello, del tuo aiuto ma anche del tuo supporto. Insieme siamo più forti e lo sai. Spero che da oggi in avanti, le cose tra noi cambieranno e saranno almeno civili» disse Katherine prendendo il calice di vino, bevendone un sorso.
Micheal la guardò ascoltandola attentamente, notando il suo sguardo triste e allo stesso tempo deciso e impassibile «Farò del mio meglio, promesso. Su una cosa concordo, Jonathan non smetterà mai di darci la caccia, forse non sarò lo stregone supremo ma penso che dobbiamo fermarlo. Non possiamo continuare così, non ci lascia liberi e non lo farà mai Katherine e questo lo sai» prese la forchetta assaggiando la cena sul piatto. Era stato servito del pollo arrosto con una salsa di more. Era il suo piatto preferito, fin da bambino.
Lo guardò ascoltandolo, annuendo alle sue parole «Lo so e troveremo un modo per fermarlo» si schiarì la voce, doveva dirgli un cosa importante e non sapeva come riferirglielo «So che non andavi d'accordo con nostro padre, ma devo dirti una cosa su di lui. Il giorno dopo la sua morte, ho trovato una sua lettera. Voleva che la leggessimo una volta che fosse morto. Io l'ho letta e visto che mi detesti così tanto, ho evitato di dirti cosa c'era scritto. Io penso che tu debba saperlo ma non voglio che tu faccia cose avventate Micheal» disse facendo un bel respiro profondo. Per lei era doloroso, rileggere nelle propria mente quella lettera.
Micheal si soffermò alle sue parole «Va bene, abbiamo detto che saremo uniti e sarà così, te l'ho promesso. Ti ascolto» posò la forchetta sul piatto e si pulì le labbra.
«Nostro padre pensava che la sua malattia non fosse una cosa normale. Pensava che qualcuno avesse fatto qualche incantesimo per farlo ammalare. Non ce l'ha mai detto perché non voleva turbarci e soprattutto non aveva prove per dimostrarlo. Ha scritto che aveva qualche sospetto su chi avesse potuto fare una cosa simile, ma non aveva alcuna prova contro di lui. Pensava che fosse stata opera di Jonathan Vettel. Lo so, non possiede la magia, questo lo sappiamo ma è intelligente e scaltro. Soprattutto sa usare gli incantesimi e anche se non fosse opera sua, avrà usato qualche suo amico/a strega o stregone. Da quando è iniziata la caccia alle streghe, molti dei nostri spaventati hanno offerto i loro servigi al re» riferì Katherine, la quale era turbata per la reazione del fratello. Lo conosceva fin troppo bene e sperava che non perdesse il controllo, perché se lo avesse perso, avrebbe fatto qualcosa di stupido. Al momento le scelte e decisioni stupide non erano contemplate. Jonathan Vettel non possedeva la magia, ma sapeva bene che ne usufruiva quando ne aveva bisogno e non si faceva scrupoli. Per fare degli incantesimi non serviva la magia, ma solamente l'incantesimo e gli ingredienti. Dovevano stare attenti a quell'uomo senza sottovalutarlo. Era pericoloso e dovevano essere pronti quando sarebbe giunta l'ora di affrontarlo.
«Quindi, nostro padre pensava che fosse stata opera di Jonathan Vettel?» Micheal si alzò dalla sedia, provando a mantenere la calma, anche se farlo gli era difficile. Una parte di sé pensava di odiare suo padre, ma la verità era un'altra, lo amava profondamente, e lo stesso amore lo provava per sua sorella. Non era mai riuscito a dimostrarlo, per lui era un qualcosa di difficile da affrontare. Rivolse lo sguardo verso sua sorella, con uno sguardo truce e furente. In quel momento era dura controllarsi e mantenere la calma. Suo padre era stato ucciso da Jonathan Vettel in persona, quindi qualcosa in lui gli diceva che quell'uomo li conosceva «Nostro padre non era uno sprovveduto. Analizzando tutto questo, penso che avesse più di un sospetto che fosse stato lui. Katherine, pensi che il re conosceva nostro padre e anche noi? Penso che lui conosca noi e la nostra famiglia e forse conosceva nostro padre più di quanto pensiamo noi. Dobbiamo scoprire di più su questa storia, e soprattutto se nostro padre conosceva Jonathan» si grattò la barba arruffata, mentre camminava per la sala da pranzo, con sguardo pensieroso. La rabbia si era placata, trasformandosi in qualcosa di meglio, in domande che richiedevano delle risposte che avrebbero portato in luce la verità.
Katherine lo guardò, avvicinandosi: «L'ho pensato anche io Micheal. Ma come te non so altro, e concordo sul fatto che dovremmo scoprire la verità su tutta questa storia. Lui, penso che ne fosse sicuro, non era un sospetto. Non aveva le prove, ma lui ne era convinto. Non so il motivo, ma dobbiamo scoprirlo. Solo così potremmo andare avanti con le nostre vite. Nostro padre è morto, Jonathan Vettel ne è il responsabile, e noi dobbiamo fare in modo che non sia morto invano. Quindi ti chiedo di restare uniti, di scoprire la verità insieme. Non fare cose avventate, ti prego Micheal» adagiò una mano sulla spalla, guardandolo dolcemente.
Micheal strinse la sua mano e l'abbracciò senza dire una parola. In quel momento le parole non servivano. L'unica cosa che contava veramente era la famiglia. Lui sapeva che senza sua sorella, non avrebbe potuto vivere, e forse era arrivato il giorno in cui glielo avrebbe dimostrato. Non importava quanto la famiglia li facesse soffrire. La famiglia era la cosa più importante di tutte, ed era l'unica cosa che avrebbe potuto far andare avanti le loro vite.
Seguiteci ⤵️
Blog:
https://ledreamwriters.blogspot.com/
Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=61565578332817&mibextid=ZbWKwL
Instagram:
https://www.instagram.com/ledreamwriters?igsh=MXRwdHdqaWd2ZDk4NQ
© Le DreamWriters 🦋
I contenuti presenti sul blog Le DreamWriters – dei quali è autore/autrice il/la proprietario/a del blog (ed eventualmente dei collaboratori, se ce ne sono) – non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti perché appartenenti all'autore/autrice stesso/a. E' vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. E' vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall'autore/autrice.
Cosa ne pensate di questo capitolo? Scrivetelo nei commenti!
📌 Seguiteci per gli aggiornamenti!