La Spada dell'Anima
LA STREGA DEI BOSCHI
“Strega, strega, strega dai capelli rossi paura fa.
Non andare nella valle,
perché la strega arriverà alle spalle.
Se uno spavento vuoi avere,
la strega dei boschi devi sperare di vedere”
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Capitolo 1
La palude angusta e buia aveva da secoli e secoli accolto nel suo abbraccio oscuro e malevolo una strega immortale.
Il terreno era ricoperto di acqua stagnante, si estendeva per pochi chilometri ed essendo un terreno impermeabile l'acqua piovana formava dei bacini poco profondi.
Non poco distante, nella valle del boa vi era una casetta.
Veniva chiamata valle del boa perché nel fiume che l'attraversava c'erano annidati dei serpenti boa e chiunque avventurava ad attraversare quel fiume si ritrovava nella morsa dei serpenti stritolatori.
In questa casetta di legno, viveva Abigail Brice, ultima discendente delle streghe immortali.
Secoli orsono le streghe vivevano tutte insieme come una comunità.
I secoli passarono e l'intera comunità soccombette alla morsa della morte e della vita mortale.
Raramente nasceva una strega immortale, e infatti Marienne la madre di Abigail, fu l'unica strega che ebbe una figlia immortale.
Si narrava, che la strega dei boschi potesse dominare con il proprio potere non solo le piante ma anche le persone, per questo veniva sempre temuta.
Abigail essendo immortale, aveva vissuto allungo e attraverso i secoli aveva amato qualcuno ma lo aveva anche perduto, e ciò l'aveva portata a diventare ostile rendendo di ghiaccio il proprio cuore.
Vivere nelle alture delle paludi, aveva reso questo posto ancora più ostile per gli avventurieri che tentavano di attraversare la palude e molti di loro alla fine soccombevano alla morte, non riuscendo più ad uscire da quel luogo angusto.
Dopo la morte della comunità di streghe, Abigail decise di allontanarsi dalla comune e di rifugiarsi nei boschi.
Da quel momento in avanti fu chiamata La Strega dei Boschi.
La cosa che forse spaventava i vari avventurieri erano i suoi capelli rossi e ricci, ma soprattutto i suoi occhi blu, profondi come l'oceano ma allo stesso tempo glaciali e gelidi come il suo cuore.
Secondo le varie superstizioni e dicerie avere i capelli rossi era il simbolo distintivo dell’essere una strega e quindi significava essere pericolosa.
Le superstizioni sulle streghe, avevano spinto la gente, a recitare una filastrocca per tenere i bambini lontani dalla valle paludosa e per spaventarli:
«Strega, strega, strega dai capelli rossi paura fa.
Non andare nella valle, perché la strega arriverà alle spalle.
Se uno spavento vuoi avere, la strega dei boschi devi sperare di vedere».
Grazie a questa filastrocca, i bambini evitavano di avventurarsi nella palude spaventosa.
La strega era temuta dai vari villaggi, ma vi era qualcuno che invece, più che temerla e averne paura, la detestava più di qualsiasi altra cosa al mondo e presto sarebbe venuto ad affrontarla.
***
La gigantesca pianta carnivora aprì le enormi fauci, facendo venir fuori la suprema essenza della magia della strega.
Abigail fu adagiata dolcemente ai piedi del terreno verde scuro e freddo.
Lei possedeva il dono di madre natura, che gli dava la possibilità di leggere le menti e di sentire tutte le creature da animali, vegetali e umani.
La magia era parte integrante del suo essere, al punto di riuscire a controllare ogni elemento naturale, avendone il totale e pieno controllo.
Quando usava i suoi poteri su qualcuno o qualcosa, l'iride dei suoi occhi cambiava colore, passando dal blu naturale al verde e al rosso se si trattava di creature vegetali e animali, e infine nero come la pece se si trattava di essere umani.
Accompagnata dalla pianta carnivora, approdò dolcemente sul terreno, scuotendosi appena facendo scivolare via i petali che ricoprivano la maggior parte del suo corpo, dai capelli fino alle gambe.
Sinuosa nel suo abito rosso che rendeva leggiadro il suo corpo esile e morbido, accennò un sorriso.
Indossava dei pantaloni di colore verde in pelle, con degli stivali lunghi e rossi, una mantellina rosso scuro con cappuccio che usava per nascondersi e nascondere i propri capelli rossi.
Dopo tanto tempo decise di allontanarsi da casa sua e di raggiungere l'isola di Ghadan, bagnata dal mare.
Una volta aver raggiunto l'isola, si inginocchiò sporgendosi in avanti verso l'acqua limpida e cristallina che rispecchiava il suo riflesso dai contorni sbiaditi e con il dito sfiorò il pelo dell'acqua creando dei cerchi magici, che risuonavano profondamente negli abissi.
L'isola di Ghadan era splendida, ricca dei colori che la natura stessa offriva.
La sabbia era di un colore giallo canarino, e sotto la luce brillante del sole luccicava come un diamante in mezzo ad un deserto.
Quel giorno il cielo era limpido e chiaro, senza nuvole e soleggiato.
Il sole era alto nel cielo, il suo calore e i suoi raggi solari inondavano tutta l'isola, rendendola luminosa e splendente.
Abigail tracciò quei simboli magici sull'acqua.
Non si trattava di disegni senza alcun significato, ma erano dei simboli invocativi, grazie ai quali stava richiamando una creatura dei mari.
L'acqua cominciò a muoversi, le onde si fecero sempre più intense e veloci.
La creatura che aveva richiamato stava arrivando.
Tra le onde risalì in superficie una sirena, creatura acquatica con aspetto umano e femminile nella parte superiore e di pesce con pinna caudale in quella inferiore.
Le Sirene erano dotate di una voce dolcissima e ammaliante, erano ammaliatrici, grazie al loro bell'aspetto femminile, canto ed arte seduttoria, ma allo stesso tempo false, tentatrici ed ingannevoli, pronte ad uccidere dopo aver incantato.
In superficie, raggiungendo la spiaggia, risalì la sirena dalla lunga coda squamata verde - azzurro smeraldo, dai capelli lunghi castani e dagli occhi azzurri come il cielo.
I lunghi capelli le coprivano i seni, dal fisico esile, pelle chiara, labbra rosa e carnose, come se fossero state disegnate su un dipinto.
La sirena si chiamava Céline, dal viso angelico e sensuale, ma al tempo stesso apparentemente ingenua e innocua.
Céline era una sirena e principessa dei mari, una giovane fanciulla innamorata dell'amore, al punto da pensare che Abigail fosse la sua anima gemella, ma nel profondo sapeva che non era così e che lei non avrebbe mai corrisposto il proprio amore.
Céline a differenza delle altre sirene, aveva un dono, di poter baciare colui o colei che amava, e poterlo portare con sé negli abissi per sempre.
La strega si avvicinò guardandola con malizia, e la sirena si avvicinò ancora di più, continuando ad osservarla con i suoi occhi azzurri penetranti e la baciò sulle labbra, trascinandola con sé negli abissi e nelle profondità del mare.
Il bacio di Céline era speciale perché permetteva a colui o colei che veniva baciato, di poter respirare sott'acqua dandogli ossigeno, e permettendogli di nuotare negli abissi.
Inoltre, aveva una capacità rara, di poter trasformare la sua coda in gambe, quando raggiungeva la terra ferma.
Dopo aver nuotato e aver passato quel pomeriggio d'amore negli abissi, Abigail e Céline erano a casa della strega.
Non era la prima volta che stavano insieme in quel modo, e da parte della sirena c'era amore.
Ormai Céline era innamorata di lei, nonostante sapesse che la strega non avrebbe mai ricambiato e che per lei era solo puro e semplice piacere fisico.
Abigail era completamente nuda, e di spalle mentre guardava fuori dalla finestra.
Céline era distesa sul letto, anche lei nuda, coperta solo dal lenzuolo, la vide guardare fuori dalla finestra «Non mi amerai mai vero?» disse rompendo il silenzio che sovrastava in camera.
Abigail, sentì le sue parole e accennò uno dei soliti sorrisi.
I suoi occhi blu intenso si fecero lucidi solo per un istante, forse provava anche lei qualcosa nel profondo, ma non aveva alcuna intenzione di ammetterlo.
Aveva vissuto una vita intensa, che gli aveva regalato non solo gioie ma anche dolori.
Aveva amato e anche perduto, e non poteva più permettere che ciò accadesse nuovamente.
Abigail non rispose, non fece alcun fiato, non disse nemmeno una parola, ma in quel silenzio vi era la risposta esplicita a quella domanda.
Céline fece un profondo sospiro, quel silenzio per lei era già una risposta, che lei già conosceva benissimo, ma era difficile da accettare.
Aveva accettato quella situazione pur sapendo di doversi accontentare di quei brevi e intensi momenti con lei, ed era l'unica cosa che avesse mai ricevuto da lei.
Céline scese dal letto, e decise di andare via «Ci vediamo Abigail» disse mentre usciva dalla camera e dalla casa della strega per poter tornare all'isola di Ghadan, a casa sua negli abissi.
Abigail non riuscì nemmeno a salutarla, e tanto meno a fermarla, era troppo concentrata su qualcosa di oscuro.
Rimase ferma e immobile di fronte alla finestra, continuando a osservare il paesaggio.
Per lei, Céline era una breve e dolce distrazione. Dopo che Céline se ne fu andata via, Abigail si concentrò sulla vendetta sul suo acerrimo nemico, che veniva chiamato Re Corvo o Re dei Corvi, anche se il suo vero nome era Sebastian Vettel.
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