12 maggio 2025

La Famiglia Lancaster - Capitolo II ✒️

La Famiglia Lancaster - Copertina del Capitolo II.


Cassandra e Clarissa entrano nella stanza di quest'ultima. Era illuminata da scintillanti candelabri appesi al muro. La stanza era di un rosa chiaro, e attraverso le finestre si poteva scorgere il giardino. Al centro vi era un letto a baldacchino, con un copriletto di seta trapuntato, con delle tende di velluto di colore avorio. Di fronte al letto, vi era una specchiera, un mobiletto in legno, con un tavolinetto fornito di piccoli cassetti, dove vi erano tutti gli accessori per pettinarsi e per il trucco femminile.

Cassandra si sedette sul letto tuffandosi, facendo scricchiolare il letto.

Clarissa la guardò: «Ti prego, non puoi stenderti sul mio letto, con quegli abiti bagnati. Rovinerai la mia trapunta» disse avvicinandosi a lei.

«Pensi che troveremo l'amore vero? Pensi davvero, che ci sarà concessa la possibilità di sposarci per amore?» cambiò argomento, chiudendo gli occhi e riflettendo su quel dilemma che la tormentava ormai da tempo.

«Io continuo a sperarci, sorellina. Ed è l'unica cosa che mi fa andare avanti. E spero che anche tu non rinunci all'amore» commentò Clarissa, gettandosi anche lei sul letto, di fianco alla sorella, avvicinò la mano alla sua e la strinse delicatamente «Non è facile e non lo sarà ma insieme possiamo superare ogni cosa. Ricordi quando eravamo bambine e sei caduta nel laghetto? Ero piccola, spaventata e impaurita. Eravamo da sole. Stavamo giocando e sei caduta in acqua. Non sapevi nuotare e nemmeno io. Ero paralizzata, mentre urlavi il mio nome. Ho preso forza e coraggio, sono entrata in acqua e ti ho tirata fuori. Non so dove io abbia preso quella forza, ma so solamente che la mia forza sei tu. Lo sei sempre stata e lo sarai anche in futuro. Se vado avanti è perché ho te, Cassandra» sorrise voltandosi verso di lei.

Aprì gli occhi, stringendo la sua mano «Si lo ricordo, mi hai salvato la vita. Da allora siamo state più legate che mai e non voglio che questo legame si spezzi a causa del nostro debutto in società. Promettimi che non permetteremo a niente e nessuno di spezzare il nostro legame» si voltò ricambiando lo sguardo «Promettilo» proseguì con un'espressione accigliata. Per lei era una questione seria e di vitale importanza, e sua sorella doveva fargli quella promessa.

Cassandra ricambiò lo sguardo, notando attraverso i suoi occhi azzurri che era tremendamente seria «Lo prometto» si impegnò a mantenere la promessa. 



Emilie Smith, la cameriera personale di Cassandra e Clarissa, si occupava del loro aspetto che doveva essere sempre impeccabile, teneva in ordine il guardaroba, elargiva consigli, segreti di bellezza, le vestiva e pettinava e le accompagnava in ogni viaggio.

Quella mattina, stava finendo di pettinare Clarissa, seduta di fronte allo specchio «Emilie, potresti allegare il corsetto? Mi sta soffocando e lo detesto. Non voglio morire soffocata da questo congegno infernale. Vorrei riuscire a muovermi e soprattutto respirare» fece un bel respiro profondo, facendo delle strane smorfie facciali, mentre tentava di respirare ma si sentiva come se si trovasse avvolta dall'abbraccio mortale del corsetto. Lo detestava, gli dava un fastidio insopportabile. Spesso, quando Emilie si allontanava, chiedeva a sua sorella di allentare un po’ i lacci da sotto il vestito. Solo in quel modo riusciva a sopportarlo e respirare.

Portò le braccia dietro la schiena, in cerca di un modo per allentare, ma Emilie la bloccò «State ferma, signorina. Lo allenterò un poco, ma solo dopo che avrò finito di sistemare la vostra acconciatura. Tra poche ore, sarete di nuovo a Londra. Dovete avere un aspetto impeccabile» la rimproverò con un sorriso, mentre spazzolava i suoi lunghi capelli rossi e mossi. 

Clarissa sbuffò irritata, incrociò le braccia al petto «Vorrei tenerli sciolti, non mi vanno quelle acconciature strane» protestò per la seconda volta, ma stavolta per l'acconciatura dei capelli.

Emilie si soffermò e sorrise «Vostra madre, mi ha chiesto di farvi una bella acconciatura, non posso disobbedire e nemmeno voi» riprese a spazzolare i capelli, prendendo qualche fermaglio floreale. Acconciò i capelli con uno chignon alto, lasciando ai lati, due ciocche di capelli sciolte. 

Nel frattempo Cassandra, che era già pronta, entrò in camera, senza bussare sorridendo. Indossava un abito di colore rosa chiaro, e i capelli raccolti con uno chignon alto, stessa acconciatura della sorella. Al collo portava una collana tempestata di diamanti rosa. Era luccicante ed esaltava la scollatura profonda del vestito.

Fece capolino in camera «Stai ancora facendo i capricci, sorellina?» commentò ridendo divertita, nel prenderla in giro. 

Clarissa finse una risata «Sì, divertente sorellina» rispose con tono sarcastico «Abbiamo finito?» domandò alla cameriera, la quale aveva finito l'acconciatura «Dovete solo indossare l'abito» fece un passo indietro.

Clarissa si alzò, quasi in maniera goffa, stritolata dal corsetto che sollevava i suoi seni, facendoli assomigliare a due enormi meloni, pronti per essere colti. L'obiettivo del corsetto e degli abiti con scollature ampie, era proprio l'esaltazione del corpo femminile, rendendo i seni più prosperosi e i fianchi più snelli.

Fece un verso di disapprovazione «Allenta questo dannato corsetto, Emilie» gli ordinò in preda ad un attacco isterico.

Emilie la guardó abbassando lo sguardo «Come desiderate, signorina» si avvicinò alle sue spalle e allentò i lacci e Clarissa, riprese a respirare, riprendendo finalmente la posizione eretta «Oh, ora respiro» disse sorridendo «Scusatemi Emilie, se sono stata scortese, ma non c'è la faccio proprio, quindi ti ringrazio per aver acconsentito alla mia richiesta» si scusò avendo capito di essere stata eccessiva. I suoi genitori gli avevano imparato ad avere rispetto per il personale di servizio, che lavoravano per l'intera famiglia e si occupavano di loro. 

Emilie sorrise «Non dovete scusarvi, capisco che soffrite con quel corsetto, quindi la prossima volta, fin da subito eviterò di stringerlo troppo» si allontanò e prese l'abito. Era di un colore avorio brillantinato, con le maniche a sbuffo, e la gonna a palloncino. Più o meno lo stesso stile dell'abito di sua sorella, solo che a sua sorella quegli abiti gli donavano, mentre lei si sentiva sempre fuori posto. 

Cassandra sorrise «Ti starà divinamente quell'abito. Poi sei già bellissima di tuo, Clarissa. Hai le forme tutte al posto giusto, non sei esile come me. A te il corsetto non serve, ma a me sì, così almeno si vede un po' del mio seno» disse dolcemente entrando in camera.

Clarissa si voltò verso di lei «Anche tu sei bellissima, anche se continui a dire il contrario. Grazie per il complimento» vide Emilie avvicinarsi e aiutarla ad indossare l'abito ingombrante. Gli sistemò l'abito addosso «Siete perfetta, signorina» sorrise dando un ultimo tocco al vestito.

Clarissa si avvicinò allo specchio e si guardò per l'ennesima volta. Non era poi così male, quello che desiderava di più era stare comoda, e in quel momento si sentiva in quel modo «Emilie, potresti lasciarmi sola con mia sorella?».

Emilie sorrise «Certamente» chinò il capo, uscendo dalla camera con passo felpato.

Cassandra la guardò dolcemente «Stiamo per tornare a Londra, sai cosa significa?» fece una domanda retorica, entrambe conoscevano bene la risposta. L'estate era finita in fretta, l'autunno era sopraggiunto così velocemente che non se n'erano nemmeno rese conto. Quello era il periodo del debutto in società e del ballo delle debuttanti. 

«La nostra magica estate è appena finita, adesso daremo inizio alle danze. Sai, una donna sposata può vestirsi come desidera, non deve più cercare marito, forse non sarà così male» dichiarò improvvisamente con un velo di tristezza e di rassegnazione nel tono della voce.

Cassandra sgranò gli occhi, quasi stava per inciampare sul proprio abito «Cosa? No, non è finita. Ci siamo fatte una promessa, quindi non puoi abbandonarmi in questo modo. Lo so che è dura e sarà una stagione lunga oltre che difficile, ma possiamo affrontarla insieme» si avvicinò a lei, afferrando la sua mano.

«Hai ragione, scusami. Ci sposeremo solo per amore» rispose con determinazione, provando ad essere forte in quel momento.

«Si, per amore» rispose Cassandra, baciando la sua guancia.



Uscirono dalla camera da letto, mano per la mano, legate da un legame indissolubile. Erano pronte al ritorno a Londra e al loro debutto ufficiale nella società. La stagione precedente Clarissa aveva rifiutato diversi pretendenti, e suo padre si era arrabbiato moltissimo a riguardo, riferendogli che la stagione successiva sarebbe stata la sua stagione, avrebbe cercato marito e si sarebbe sposata. Le aspettative erano alte e lei non si sentiva mai all'altezza. Non era come le altre giovani fanciulle entusiaste di presenziare ai balli, seguendo tutte le regole che l'alta società imponeva. Si era sempre sentita un pesce fuor d'acqua, fuori posto e non abbastanza elegante e raffinata per tale stile di vita. Le cose sarebbero cambiate, questa volta non poteva fuggire, ma allo stesso tempo aveva la speranza di trovare marito, e di innamorarsi. Non avrebbe mai accettato in alcun modo, un matrimonio di convenienza. Si sarebbe sposata solamente per amore, e questa era la sua unica salvezza. 

Cassandra la tirò come quando faceva, quando erano bambine ridendo «Andrà bene, ne sono sicura» la rassicurò come se riuscisse a leggere i suoi pensieri. In realtà era così, sapeva sempre cosa dire e la conosceva abbastanza bene da capire quando era preoccupata e pensierosa.

Clarissa sorrise, lasciandosi trascinare, quasi non inciamparono insieme a causa del vestito, e vennero bloccate dalla porta che dava alla camera da letto dei genitori. 

Si sentivano dei versi e dei gemiti, ed entrambe le sorelle scoppiarono a ridere divertite.

«I nostri genitori si danno da fare» commentò Cassandra mentre avvicinò l'orecchio alla porta per ascoltare meglio.

Cassandra rise facendo la stessa cosa della sorella, sentendo degli strani rumori «Si vero» rispose ridacchiando.

Nel frattempo la Governante, stava sistemando le ultime cose, per la partenza per Londra. Attraversando il corridoio, vide le ragazze origliare alla porta, si soffermò con sguardo accigliato e aria severa: «Signorine, non vi hanno insegnato che origliare è da maleducati? Staccatevi da quella porta, immediatamente» le riproverò, tenendo una postura eretta e rigida, come se non fosse viva e non potesse respirare. Cassandra trovava divertenti le espressioni della Governante. Aveva sempre quello sguardo gelido e glaciale, con le sue folte sopracciglia, i capelli castani e leggermente brizzolati legati con uno chignon basso dal quale venivano fuori delle ciocche. Aveva l'aria severa che a volte faceva davvero paura. Loro madre, non era come tutte le altre signore nobili, che nascondevano la verità alle loro figlie fino al giorno del matrimonio. Loro madre era molto più aperta, e non voleva che le figlie arrivassero alla prima notte di nozze, impreparate, senza essere a conoscenza di ciò che accadeva. Gli aveva dato le basi di quello che sarebbe accaduto quella notte. Quindi erano preparate, non si scandalizzavano più di tanto.

Clarissa e Cassandra, erano troppo intente ad origliare ridacchiando come due bambine, che quando la Governante le riprese, Clarissa sussultò e si staccò velocemente dalla porta e notando che sua sorella non si staccava, la tirò lei dal braccio «Andiamo giù  immediatamente» disse accennando un sorriso, mentre teneva sua sorella dal braccio, allontanandosi insieme a lei dal corridoio.

Cassandra sentì la stretta morsa della sorella e finalmente riprese il controllo di sé stessa, vide la Governante che le fulminava con lo sguardo. Sembrava come se stesse fumando da naso. 

«Si, meglio andare, aspetteremo i nostri genitori direttamente al piano di sotto» rispose sorridendo, e velocemente corsero al piano di sotto, nell'enorme salone che dava alla sala da ballo. Cassandra si gettò con poca grazia sul divano e Clarissa la guardò ridacchiando «Una vera signora non si siede in quel modo, mia cara sorella» fece un inchino.

Sua sorella la guardò sorridendo: «Fammi godere questi ultimi momenti di libertà. E poi sentiamo, da quando sei esperta di grazia ed eleganza?» commentò prendendola in giro e mettendola alla prova «Mostrami, come ci si siede da nobile signora, se ne sei capace ovviamente» la sfidò apertamente.

«Una vera signora, quando si muove deve farlo con grazia ed eleganza» si avvicinò al divano, mentre con le mani teneva rialzato leggermente l'abito ingombrante. Si sedette con grazia, e una volta seduta, abbassò l'abito.

Cassandra scoppiò a ridere «Oddio mio, sembri una marionetta, altro che grazia ed eleganza» commentò continuando a prenderla in giro.

Clarissa sbuffò sentendosi offesa «Sei perfida, ma vedo che te la godi pure».

Sua sorella stava per rispondere quando giunsero finalmente i loro genitori.

Sua madre era bellissima, indossava un abito blu scuro con una scollatura abbastanza aperta e prorompente che risaltava i suoi seni. Aveva i capelli raccolti semplicemente a metà, la parte superiore era raccolta con un fermaglio floreale che li teneva fermi. Aveva le guance rosse, sia lei che sia sorella, conoscevano bene il motivo. Entrambe avrebbero voluto ridacchiare ma si trattennero cercando di restare composte.

Cassandra, quando vide suo padre quasi gli balzò il cuore in gola, e si mise a sedere in maniera eretta, sistemandosi il vestito. Nonostante avesse timore di lui, era un uomo affascinante e bellissimo. Indossava dei pantaloni neri, con dei mocassini raffinati. Una camicia bianca, con sopra un gilet dello stesso colore e sopra una giacca che completava il suo abbigliamento da giorno. Guardava loro madre con i suoi occhi castano chiaro, in maniera intensa e profonda. C'era intesa e amore tra loro e questo si notava molto di più quel giorno. Portava un bastone da passeggio nero, con un pomo di diamente e un cappello a cilindro che gli conferiva classe ed eleganza. Quando vide le ragazze, fu come un fulmine a ciel sereno. Il suo bellissimo sorriso che aveva rivolto alla moglie, era sparito, lasciando il posto ad una maschera d'acciaio impenetrabile e imperscrutabile.

Fece un passo verso di loro «Bene ragazze, si torna a Londra, partiremo a breve» si portò la mano alla bocca, tossendo «Clarissa, spero che questa sia la tua stagione e non farai nulla per rovinarla. Spero che entrambe siate ben disposte» abbassò lo sguardo verso la mano, dopo aver tossito, notò delle piccole gocce di sangue che avevano macchiato il palmo della mano, ma subito afferrò il fazzoletto bianco da taschino, per nascondere tutto ciò, alle figlie.

Clarissa e Cassandra si alzarono dal divano «Ovviamente padre, non dovete preoccuparvi» disse Clarissa, notando che era pallido in volto, ma non disse nulla a riguardo, si scambiò semplicemente uno sguardo fugace con la sorella, come se entrambe avessero visto la stessa scena, non capacitandosi di quanto stava accadendo.

Cassandra annuì alle parole del padre «Ha ragione Clarissa, non dovrete preoccuparvi per noi» rispose ricambiando poi lo sguardo della sorella, entrambe stavamo pensando la stessa identica cosa, c'era qualcosa di strano in quanto avevano un segreto.

Henry depose nuovamente il fazzoletto nel taschino, gli tremavano le mani, accennò un sorriso quasi se fosse difficile farne uno «Ne sono felice» notò lo sguardo contrariato della propria consorte «Sono fiero di voi e vi voglio bene» disse improvvisamente con il cuore in gola. Lui amava profondamente le sue figlie, ma quando le guardava immaginava solamente la loro sofferenza, il loro dolore quando lui sarebbe passato a miglior vita, ed era una cosa devastante e logorante. 

Ma aveva ragione sua moglie, doveva dirgli quanto teneva a loro, prima che fosse stato troppo tardi. 

Cassandra e Clarissa, si scambiarono uno sguardo sorpreso e meravigliato. L'ultima volta che gli avevano sentito proferire quelle parole, erano ancora bambine. Da allora le cose erano cambiate, e loro ne erano consapevoli, quindi sentire quelle parole in quel momento, le aveva fatte tornare nuovamente piccole.

Corsero da loro padre, e lo abbracciarono: «Te ne vogliamo anche noi» rispose insieme all'unisono. 

Henry le strinse a sé ricambiando quell'abbraccio amorevole. Gli era mancato quel contatto con le sue figlie. Non le abbracciava da tempo, e ora comprendeva che cosa si era perso per tutti quegli anni. Aveva perso e rinunciato all'amore delle sue figlie, solo per paura di deluderle, di ferirle e farle soffrire a causa della sua malattia. La sua consorte aveva ragione, ma di certo non avrebbe avuto il coraggio di dirglielo. Ah le donne, pensò, così belle e affascinanti da essere anche saggie e molto più intelligenti e scaltre degli uomini.





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