Il Sussurro della Vendetta
Scritto da Le DreamWriters
La vendetta è un fuoco
che brucia tutto ciò che
tocca, lasciando solo
cenere e vuoto dentro l'anima.
Le DreamWriters
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Capitolo I
Londra, Inverno 1818,
Tenuta di Whitstone,
Città di Nottingham
Cari lettori,
Sono tornata. Sicuramente pensavate che la mia ultima cronaca fosse un addio ma in verità era un arrivederci. Ho sfavillanti notizie. Grazie all'appoggio della mia splendida famiglia, ho finalmente pubblicato le Cronache di Lady Wishwhisper. Sono qui perchè non potevo esimermi dal darvi questa lieta notizia.
Ormai conoscete la mia vera identità, quindi non ho più nulla da nascondere e sarò semplicemente me stessa.
Dopo la pubblicazione, sono stata convocata dalla Regina Charlotte in persona. Inizialmente sembrava leggermente irritata, soprattutto per il modo aspro in cui l'ho criticata apertamente nelle prime cronache. Tuttavia improvvisamente, è scoppiata in una risata dal profondo del cuore. Non era furibonda, più che altro lusingata. Mi ha dato manforte nel proseguire e nel continuare a pubblicare. Mi ha molto sorpresa la sua reazione. Non me lo aspettavo. In fondo non ho detto cose carine sul suo conto. Eppure la nostra amata Sovrana, ha capito perfettamente il mio nobile scopo. Mi è stata di grande aiuto e finalmente mi sono sentita libera di essere veramente me stessa e di esprimere la mia vera essenza e natura. La scrittura è un viaggio appassionante ed elettrizzante. Ormai fa parte di me e della mia anima. Non posso negare di essere al settimo cielo. Oltre a questa bellissima notizia, ho qualcos'altro di cui rendervi partecipe. Io e mio marito, siamo in attesa del secondo figlio. Siamo felicissimi e anche le nostre famiglie lo sono. Lady Lancaster e mio padre hanno deciso di sposarsi e coronare il loro sogno d'amore. Henry ed io siamo entusiasti. Il suo rapporto con la madre si è evoluto in meglio. Sono più legati che mai. Lady Lancaster è una nonna meravigliosa. Ha voluto partecipare alla nascita della nostra primogenita. Sì, proprio così è nata Clarissa Lancaster. È una bambina bellissima e intraprendente come la madre. Mio padre è altrettanto convinto che quando sarà più adulta, ci darà filo da torcere. Può darsi, ma per il momento ci godiamo i momenti più belli e sorprendenti della nostra piccola principessa.
Ho altre novità da raccontarvi. La Regina Charlotte non ha alcuna intenzione di mollare l'osso, nei confronti del principe Alexander di Valmont. Ed io sono d'accordo con lei. Nonostante sia fuggito da Londra, è ancora latitante. Non si sa dove si nasconda. E nessuno ci assicura che non possa tornare a Londra. Tuttavia siamo maggiormente preoccupati per Lady Evelyn Ellington. Nonostante abbia deciso di partire e lasciare Londra, con il principe ancora in libertà, temiamo che possa trovarla. Per tale motivo, la nostra corrispondenza dura da due anni e proseguirà per lungo tempo.
A tal proposito questa volta vorrei cambiare completamente registro in queste nuove cronache. Ovviamente vi aggiornerò sulla nostra amata Sovrana e sui nuovi sviluppi della vita qui a Londra, tuttavia ho deciso di concentrare le mie attenzioni sulla nuova vita di Lady Evelyn Ellington. Grazie al consenso della Regina e della Viscontessa in persona, dedicherò la mia rubrica interamente a lei.
Spero che gradiate questo cambiamento e che questa storia, vi possa appassionare come vi ha appassionato la mia storia d'amore.
Vorrei fare una precisazione. Queste nuove Cronache non verranno pubblicate immediatamente dopo la loro stesura. La pubblicazione, per ordine della Regina, avverrà semplicemente alla fine di questa storia. Ciò per tutelare Lady Ellington e il suo amato figlio. Se pubblicassimo fin da subito, il principe potrebbe scoprire dove si trova.
Così come scrissi la mia prima Cronaca nel 1815, anche questa volta comincerò allo stesso modo.
Questa è la storia della nuova vita e del nuovo lieto inizio della Viscontessa Evelyn Ellington. Al momento non posso svelarvi molto, ma sicuramente desterò il vostro interesse.
Tutto ha inizio in Italia, esattamente a Firenze. Ormai la Viscontessa ha lasciato Londra, da circa due anni. E da quando è partita, abbiamo cominciato la nostra corrispondenza. Ogni settimana ci scriviamo, così da tenerci sempre aggiornate. Anche lei sembra essere preoccupata per la protezione del figlio. Il principe potrebbe essere ovunque in questo momento, nonostante sembra essere sparito nel nulla. Per Lady Ellington non è stato facile lasciare Londra. È cresciuta qui e ha vissuto la sua vita qui. Ma dopo quanto accaduto, restare qui sarebbe stato come avere un promemoria costante dei terribili avvenimenti avvenuti. Ha dovuto prendere una decisione difficile per sé stessa e per suo figlio. Ha dovuto affrontare anche il dolore per la dipartita del Visconte, nonché suo zio, Thaddeus Ellington, il cui nome è stato dato al bambino. Ha preso la decisione giusta per la sua nuova famiglia. Ha portato con sé la sua cameriera personale Lydia. A quanto pare, al momento risiede alla tenuta della cugina, Violet Ellington. Tuttavia non vuole restare permanentemente nella dimora della cugina, preferendo trovare la propria indipendenza.
Per adesso la vita sembra scorrere tranquillamente. Come madre comprendo sia le sue preoccupazioni che sia il ritmo delle giornate di una donna con figli. Sicuramente per Lady Evelyn non sarà facile crescere un figlio da sola, ma sicuramente sarà un'ottima madre. Gli darà tutto l'amore e l'affetto di cui avrà bisogno.
Voglio concludere questa prima cronaca con una perla di saggezza.
Perla di Saggezza
Il cuore di una madre è un santuario eterno, dove il tempo non scalfisce e le avversità non oscurano l'immenso amore per i suoi figli. È un legame che trascende ogni paura e sacrificio, rendendo il suo amore la forza più pura e indomabile della vita.
Con affetto, la Vostra Lady Wishwhisper!
Victoria, nel suo splendido abito di velluto verde scuro, era seduta alla scrivania. Concluse di scrivere le Cronache di Lady Wishwhisper. Con un sorriso smagliante, chiuse il quaderno rilegato in pelle e si portò le mani sul ventre. Una nuova vita stava crescendo dentro di lei ed era al settimo cielo. Allo stesso tempo, scrivere gli dava una grande emozione. Finalmente aveva trovato il suo posto nel mondo e la sua vera identità. Lei era Lady Wishwhisper e Lady Wishwhisper era lei. Due facce della stessa medaglia.
La sua vita negli ultimi anni era radicalmente cambiata. Aveva incontrato suo marito, si erano innamorati e dopo tante peripezie affrontate insieme, si erano sposati. Aveva trovato la propria ispirazione attraverso la scrittura. Aveva letto molti libri in vita sua, fin da giovane età. Eppure non aveva mai prestato attenzione a quella scintilla che si celava dentro la sua anima. La scintilla che ardeva come un fuoco ardente che bruciava di parole non dette. Quelle stesse parole erano state per tanto tempo un semplice sogno nel cassetto, che adesso però stava prendendo vita. Ogni parola e lettera che scriveva sul foglio bianco, erano marcate a fuoco dentro il suo spirito indomito. Suo marito Henry, aveva scoperto quella parte di sé stessa e l'aveva amata con lo stesso fuoco e ardore. Il loro amore aveva superato tante sfide e alla fine avevano trovato la strada verso la felicità.
Abbassò lo sguardo, accarezzando dolcemente il frutto del loro amore e sorrise «Non vedo l'ora che tu sia tra le mie braccia» sussurrò con voce dolce e armonica, come una sinfonia d'amore.
La porta si aprì con un lieve cigolio. Victoria si voltò. Sulla soglia c'era il suo amato marito, nel suo redingote color lavanda, con il panciotto chiaro. I capelli erano leggermente più sbarazzini e con qualche ciocca argentata, mentre sul mento portava una barba incolta. Nonostante gli anni passassero, Victoria si rese conto di come sul suo volto, quel sorriso che donava solamente a lei, non fosse mai svanito. Tra le braccia teneva la piccola Clarissa, con il suo abitino rosa pallido, che si succhiava il dito, mentre dondolava il piccolo capo a destra e a sinistra.
Henry fece capolino e sorrise entrando in camera «Amore, non stancarti troppo» gli disse sorridendo, stringendo saldamente la piccola tra le braccia.
Victoria si alzò dalla scrivania, scostandosi una ciocca di capelli uscita dall'acconciatura e sorrise avvicinandosi «Sta tranquillo, ho appena finito» prese la manina della piccola «Sta per crollare dal sonno, la nostra principessa».
La piccola Clarissa quando vide la sua mamma piagnucolò e si tolse il pollice della bocca, sorridendo e muovendo le manine.
Henry rise divertito «Vuole la sua mamma» gliela porse delicatamente tra le braccia aperte della moglie.
«Vic, la carrozza ci attende. Finalmente andremo a vedere la nostra nuova tenuta in Svizzera» disse entusiasta. Si chinò leggermente accarezzando il suo ventre dolcemente. Avrebbero avuto un altro figlio. Ovviamente sperava fosse questa volta un maschietto, tuttavia non gli dava troppa importanza. Contava semplice che fosse sano e forte. La loro famiglia si stava allargando e da circa un mese, avevano acquistato una tenuta estiva in Svizzera.
Victoria sorrise stringendo la piccola che immediatamente crollò con il capo sulla sua spalla e si addormentò, succhiando di nuovo il pollice in bocca. Guardò suo marito con un dolce sorriso amorevole, provando la sua stessa gioia e felicità.
«Siano pronti amore. Qualcosa mi dice che dormirà per tutto il viaggio».
Henry prese sotto braccio sua moglie e insieme uscirono dalla loro tenuta. Raggiunsero la carrozza e salirono, pronti ad affrontare una nuova elettrizzante avventura insieme.
Italia, Gennaio 1818,
Città di Roma
Il silenzio della notte incombeva come un manto invisibile tra le strade acciottolate di Roma, dove i secoli si intersecavano in un intreccio di pietra e storia.
Le luci tremolanti delle lanterne illuminavano debolmente le facciate dei palazzi, gettando ombre danzanti sui vicoli deserti. Il Colosseo si ergeva maestoso contro il cielo nero, come un monumento che sembrava sfidare i secoli. Una figura indistinta e avvolta in un mantello scuro che si nascondeva con l'oscurità circostante, si aggirava furtiva tra gli archi semi crollati.
Nonostante il suo spirito fosse agitato, non poté fare a meno di fermarsi a osservare la struttura colossale, meravigliandosi di come, persino di notte, il Colosseo emanasse una grandezza che sfidava il tempo. I massicci blocchi di pietra calcarea, incastonati come un puzzle perfetto, raccontavano la storia di una civiltà che aveva raggiunto vette straordinarie. Gli archi imponenti, ormai segnati dall'usura del vento e della pioggia, si innalzavano come antichi custodi del passato.
Percorse lentamente il perimetro interno. I suoi passi facevano eco tra le mura silenziose. Lì, dove un tempo si riunivano migliaia di spettatori per acclamare gladiatori e spettacoli, ora regnava un silenzio sacro, quasi mistico. Sollevò lo sguardo verso il cielo oscurato, dove improvvisamente le nuvole si addensarono minacciose, pronte a scatenare un temporale. La luce fioca delle lanterne illuminava i lineamenti del suo volto, dai capelli lunghi raccolti, la barba incolta, alla sua pelle scura che brillava come bronzo lucido sotto il chiarore tremolante.
Un tuono rimbombò in lontananza, interrompendo il suo momento di contemplazione. Sapeva che non poteva rimanere a lungo. L'ombra del suo passato lo inseguiva.
Il suo destino era segnato. Fuggire dalla madrepatria gli aveva inflitto un dolore profondo, ma sentiva di aver preso la decisione giusta per sé stesso. Nemmeno un terribile temporale avrebbe potuto scalfire il suo stato d'animo tormentato. Osservando la bellezza di una notte cupa a Roma, riportava a galla ricordo del passato. Quel passato che aveva scalfito la sua anima. In quella notte fredda si rese conto che non gli era rimasto nessuno. Era completamente solo.
Il suono rombante di un tuono lo fece sussultare. Il temporale si stava avvicinando con aria minacciosa. Si incamminò verso la tenuta del suo vecchio e caro amico. I ricordi degli ultimi due anni si intrecciarono come un turbine nella sua mente. La Regina Charlotte non aveva mai smesso di dargli la caccia. Al suo arrivo a Roma, la solitudine lo aveva avvolto come un manto gelido, anche se aveva preparato con molta attenzione la propria fuga. Aveva nascosto del denaro con cura, pianificando ogni dettaglio. Non aveva lasciato nulla al caso, almeno per ciò che riteneva essenziale.
Quella città eterna, con le sue ombre e luci, rappresentava la sua nuova vita. Un inizio incerto, ma pur sempre un nuovo punto di partenza. Sapeva, però, che non sarebbe potuto restare a lungo nello stesso luogo. Alla fine, qualcuno lo avrebbe riconosciuto. Il mandato di cattura emanato dalla Sovrana si estendeva in tutta Europa. Eppure, in quell'istante, provava una sensazione che gli era stata estranea per troppo tempo: una sorta di libertà. Non sarebbe stata duratura, lo sapeva, ma per un breve momento poteva sentirsi libero dai doveri, dagli obblighi e dal peso di una società che ora lo detestava e lo disprezzava.
Alexander era un fuggiasco, un uomo in fuga dal proprio passato, inseguito dall’oscurità. Non poteva dimenticare lo sguardo di suo padre, duro e pieno di disprezzo, quando aveva scoperto il dolore inflitto a Lady Ellington. Quelle parole lo perseguitavano come un eco incessante: “Sei un disonore per questa famiglia. Ti abbiamo amato con tutto il nostro cuore. Ti abbiamo dato ogni cosa. E tu ci ripaghi in questo modo? Non sei più nostro figlio. Non ti riconosco più. Cosa sei diventato, Alexander? Rispondimi!”.
Il tono severo del padre si mescolava nei suoi ricordi con il silenzio della madre. Lei era malata, consumata dal tempo e incapace di comprendere pienamente ciò che stava accadendo. Ma Alexander non si era mai sentito così distante dalla famiglia che un tempo lo aveva definito, come in quel momento. Prima di fuggire tutta la sua vita era andata in frantumi.
La sua famiglia era devastata dalle accuse contro di lui. Gli ultimi giorni della loro vita, li avevano vissuti in un tormento insopportabile. La notizia dello stupro e dell'omicidio, aveva scatenato uno scandalo. Sua madre, già fragile di salute, era stata sopraffatta dal dolore e dalla vergogna. Trascorse le sue ultime settimane chiusa in camera. Alla fine, il suo cuore non aveva retto, e si era spenta in una notte silenziosa, circondata solo dall'amore di suo marito e da pochi servitori fedeli.
Suo padre, quella sera era disperato e arrabbiato che lo maledì, cacciandolo via.
Nonostante avesse cercato di mantenere un'apparenza di forza, il peso delle sue responsabilità e la perdita della moglie lo avevano spezzato. E anche lui morì. Ricordava ancora le sue ultime parole in punto di morte: “Alexander, hai spezzato il cuore di tua madre e il mio. Hai distrutto la nostra famiglia e il tuo grandioso futuro. Hai strappato via ogni cosa buona che poteva scaturire dal tuo cuore. Adesso resterai da solo. Spero solamente che un giorno prenderai le scelte giuste e chiederai perdono per i tuoi peccati. Ma fino a quel momento, il tuo posto al trono non esisterà più. Sei bandito da questo Palazzo, come sei stato bandito da Londra. Che Dio ti aiuti a ritrovare la dritta via!”.
Dopo quelle parole, a cui aveva risposto con indifferenza e silenzio, lo vide esalare l'ultimo respiro.
In quel momento, aveva perso la sua famiglia. In qualche modo avrebbe dovuto sentirsi responsabile di tutto quel dolore e della propria rovina. Eppure non provava niente. Sentiva solo il vuoto. Non sentiva quel dolore lacerante del senso di colpa e della perdita. Come se quelle emozioni non facessero parte del suo essere e della sua vera natura. Poco dopo aveva racimolato ciò che poteva, per poter fuggire da Londra. Non sapeva esattamente dove sarebbe andato, ma sapeva che lì fuori c'era un mondo da esplorare e lui era pronto a immergersi completamente in questa nuova avventura.
Attraversò la strada, e finalmente di fronte a sé si ergeva una tenuta di grande maestosità e bellezza. Non all'altezza dei suoi standard elevati, ma sufficiente per mantenere la libertà. Il suo vecchio amico d'infanzia, si era trasferito in Italia, dopo essersi sposato. La moglie era morta di recente e purtroppo non avevano avuto figli. Per Alexander sarebbe stata una bella occasione, per trovare una dimora dove poter vivere, finché non avrebbe trovato di meglio. Al suo amico aveva mentito. Lui non era conoscenze di ciò che era realmente accaduto a Londra, ma era sicuro che prima o poi l'avrebbe scoperto e l'avrebbe cacciato via o peggio l’avrebbe consegnato alle autorità. Quindi cercò di essere cauto e furtivo. Gli aveva anche chiesto di non dire a nessuno della sua presenza lì e che non sarebbe rimasto al lungo. Lui aveva accettato. Si fidava di lui. Già si fidava, come quando erano solamente dei bambini che giocavano rincorrendosi per i giardini reali. Quelli sì che erano giorni spensierati, pensò mentre altri ricordi riaffioravano nella sua mente.
Si fermò, dinanzi alla tenuta del Marchese di Ravenshire, Thomas Deveraux, l'amico che lo stava ospitando.
La villa era circondata da maestosi cipressi. Risplendeva sotto la luce argentea della luna, con le sue alte finestre ad arco. Sul portone principale, lo stemma della famiglia Deveraux si stagliava con orgoglio: un cavallo rampante affiancato da due leoni, simbolo di forza, lealtà e nobiltà.
Alexander, avvolto nel suo mantello scuro, rimase in silenzio per un momento. La tempesta stava per abbattersi sulla città, ma nessuno avrebbe potuto abbattere lo spirito del Principe di Valmont.
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