30 maggio 2025
Il Diario di Henry Lancaster - Capitolo I ✒️
Il Diario di Henry Lancaster - Capitolo II ✒️
Londra, 15 gennaio 1815
Tenuta di Silverwood,
Città di Richmond
Era un freddo pomeriggio d'inverno a Richmond, e la tenuta di Silverwood si ergeva maestosa tra la bruma gelida. I rami spogli degli alberi erano ricoperti da un sottile strato di ghiaccio, scintillando come cristalli sotto il pallido sole invernale. La neve fresca scricchiolava sotto i passi dei pochi servitori che si affrettavano a svolgere le loro mansioni, avvolti nei loro mantelli pesanti.
All'interno della grande dimora, il fuoco crepitava nei camini, diffondendo un calore accogliente nelle stanze riccamente arredate.
Il sole del pomeriggio filtrava attraverso le pesanti tende di velluto rosso, gettando una luce dorata sulle pareti rivestite di legno scuro dello studio del Visconte Frederick Woodville. Il profumo di cuoio e carta antica permeava l'aria, mescolandosi con l'aroma del tè appena versato. Il Visconte, un uomo affascinante con capelli castani e occhi blu penetranti, sedeva dietro una massiccia scrivania di mogano, circondato da volumi rilegati in pelle.
Frederick era immerso nella lettura di un documento, le sopracciglia leggermente aggrottate in segno di concentrazione. Indossava un elegante abito scuro, con una cravatta di seta che aggiungeva un tocco di raffinatezza al suo aspetto. Sul tavolo, accanto a lui, una penna d'oca e un calamaio d'argento attendevano di essere utilizzati.
Un leggero bussare alla porta interruppe il silenzio. Il Visconte alzò lo sguardo, posando il documento e invitando l'ospite ad entrare con un cenno della mano.
La porta si aprì lentamente, rivelando la figura imponente del Conte Alaric di Ravenswood. Il Conte, con il suo portamento fiero e il volto segnato dall'esperienza, avanzò nella stanza seguito da un notaio e due guardie reali. Indossava un abito formale, adornato con i simboli della sua casata, e portava con sé un'aria di autorità e rispetto.
«Visconte Woodville, è un onore essere qui oggi per formalizzare l'accordo matrimoniale tra vostra figlia e il Principe Alexander di Valmont. Sua Maestà il Re e la Regina mi hanno incaricato di rappresentarli in questa importante occasione».
Il Visconte si alzò dalla sua sedia, accogliendo il Conte con una stretta di mano ferma e decisa: «Conte Alarico, il piacere è mio. Prego, accomodatevi».
Il Conte si sedette di fronte al Visconte, mentre il notaio disponeva i documenti sul tavolo. Le guardie reali si posizionarono discretamente ai lati della stanza, osservando silenziosamente.
Frederick guardò il Conte con un certo senso di oppressione al petto. Da quando la Viscontessa era passata a miglior vita, la loro situazione finanziaria era peggiorata. Non era ovviamente questo ciò che desiderava per sua figlia, eppure era costretto a farlo esattamente per il bene della propria famiglia. La povera Lady Seraphina Harrington, nonché la sua defunta moglie era una donna meravigliosa e molto saggia. La malattia l'aveva portata via così presto che purtroppo più di metà del suo patrimonio era stato speso per le cure della Viscontessa. Avrebbe sempre preso quella scelta pur di salvarla, tuttavia il destino crudele se l'era portata via lo stesso. Da quel momento in avanti si erano arrancato per un po' con il resto del patrimonio ma adesso la situazione era all'estremo. A breve non avrebbero potuto più permettersi neanche di vivere alla tenuta e sarebbero finiti per strada. Non poteva permettere che sua figlia facesse quella fine. Finché fosse finito lui a fare il vagabondo lo poteva anche accettare e sopportare, ma per sua figlia voleva il meglio. Desiderava la sua felicità, ma non sapeva che altro fare per poter sopravvivere ancora qualche altro mese o anno. Degli amici gli avevano proposto di farsi fare un prestito ma lui rifiutò nettamente quella possibilità. A causa di certi usurai che non avevano un'anima, un suo amico era morto proprio a causa di un prestito di denaro. Alla fine gli strozzini l'avevano picchiato a sangue e ucciso. Frederick al solo pensiero rabbrivididì, quindi fin dall'inizio dei loro problemi economici, aveva messo in chiaro che non si sarebbe mai e poi mai rivolto ad un usuraio. Al contempo doveva trovare una soluzione, affinché sua figlia non lo venisse mai a sapere. Lei era dolce e innocente, e non voleva vederla soffrire. Ed eccolo lì con il Conte, emissario del Re che si apprestava a firmare un contratto matrimoniale tra sua figlia e il principe Alexander. Era l'ultima cosa che desiderava per sua figlia, ma non sapeva che altro fare per salvarla da quella situazione instabile. Non era felice di darla in sposa senza che lei lo sapesse. Avendo tentato altre strade, tutte si erano rivelate pericolose. Non aveva scelta e sperava che sua figlia l'avrebbe capito e sarebbe riuscita a perdonarlo.
«Sono certo che questo matrimonio sarà vantaggioso per entrambe le nostre famiglie. Mia figlia è una giovane di grande virtù e intelligenza, e sono sicuro che sarà una degna consorte per il Principe Alexander» disse mantenendo la calma e ripetendosi che lo stava facendo per salvare sua figlia dalla sventura che si era abbattuta sulla loro famiglia.
Il Conte Alarico annuì con un sorriso formale «Non ho dubbi, Visconte. La vostra famiglia è rinomata per la sua integrità e il suo onore».
Il notaio iniziò a leggere i termini del contratto, la sua voce monotona riempiendo la stanza. Dopo una breve discussione e alcune modifiche minori, entrambi gli uomini presero la penna d'oca e firmarono il documento, sigillando così l'accordo matrimoniale.
Il Visconte dopo aver firmato si rilassò leggermente o almeno ci stava provando, sentendo il peso della propria scelta, ancora sulle spalle «Grazie, Conte Alaric. Questo è un giorno importante per le nostre famiglie».
Il Conte si alzò, stringendo nuovamente la mano del Visconte «Il piacere è stato mio, Visconte. Vi auguro ogni bene per il futuro».
Lady Victoria, quella mattina all'alba era uscita a cavallo.
Dopo la cavalcata mattutina, rientrò alla tenuta, galoppando in groppa al suo destriero. Si fermò tirando le redini, scendendo e abbassando il cappuccio del mantello azzurro. I suoi splendidi capelli rossi e ricci ricaddero sulle spalle come gocce di pioggia. Fece un passo, con i suoi stivali neri, verso il suo amato cavallo e sorrise. Accarezzò il suo muso dolcemente, sfiorando con le dita il suo splendido manto marrone «Siamo a casa, Silver» disse mentre lo conduceva nelle stalle. Dopo averlo lasciato libero nelle stalle, si apprestò a rientrare.
All'ingresso venne accolta dal maggiordomo William Whitmore, un uomo di mezza età, alto e snello. Aveva capelli scuri, leggermente ondulati, che iniziavano a mostrare qualche filo d'argento, e occhi azzurri. Con la sua uniforme da maggiordomo, e con un sorriso smagliante fece entrare Lady Victoria «Bentornata, Milady!» disse scostandosi dalla porta.
Victoria sorride dolcemente «Grazie William» si tolse i guanti e la mantellina. William si apprestò velocemente a prendere il vassoio, sul quale li depose.
«Mio padre è nel suo studio?» domandò entusiasta e felice di raggiungerlo.
Il Maggiordomo stava per rispondere ma Lady Victoria non gli diede possibilità di rispondere e di dirgli di non andare allo studio e che suo padre era impegnato. Ormai la signorina si era allontanata come un fulmine che non si era nemmeno accorto che fosse sparita.
Victoria camminò con passo felpato, senza voltarsi indietro. Non desiderava altro che abbracciare suo padre e potergli raccontare della sua cavalcata mattutina. Attraversò il lungo corridoio, dalle pareti rosa antico, alle quali erano appesi dei dipinti. I dipinti che più apprezzava erano maggiormente quelli che raffiguravano la sua famiglia. Uno di questi raffigurava la sua amata madre, che purtroppo venne a mancare alla sua nascita e non aveva mai avuto possibilità e occasione di conoscerla. Nonostante non l'avesse mai conosciuta, sentiva un legame speciale con lei. Nel dipinto era seduta su una poltrona ed era così elegante e maestosa, con i suoi capelli ricci e rossi, come i propri ei suoi splendidi occhi castani. Indossava un abito rosso ed era davvero magnifica con quel sorriso dolce e amorevole. Quel dipinto era tra i suoi preferiti. Ogni volta che lo guardava riusciva a percepire la presenza di sua madre. Gli mancava da morire. Spesso si domandava come gli poteva mancare qualcuno che non aveva mai conosciuto e non riceveva alcuna risposta. Non gli importava. Nonostante tutto era sua madre e aveva un legame profondo con lei e l'avrebbe sempre avuto ed era questo ciò che contava veramente.
Tra gli altri dipinti preferiti c'era uno di suo padre insieme a sua madre. Sembravano così felici e innamorati. Si riusciva a sentire la gioia e la loro felicità attraverso il semplice tocco di colore.
Ogni volta che attraversava il corridoio si soffermava ad osservare, così da poter sentire e percepire la presenza di sua madre, come se le fosse sempre accanto.
Si incamminò nuovamente, soffermandosi di fronte la porta dello studio di suo padre. La porta era socchiusa ma attraverso uno spiraglio riuscì a vedere che non era da solo. Sentì delle voci e capì che era impegnato. Stava per fare un passo indietro e andare via quando il cuore gli balzò in gola. Le uniche parole che riuscirono a sentire con netta chiarezza furono "Sono certo che questo matrimonio sarà vantaggioso per entrambe le nostre famiglie. Mia figlia è una giovane di grande virtù e intelligenza, e sono sicuro che sarà una degna consorte per il Principe Alexander". Improvvisamente tutto ciò in cui aveva creduto fino a quel momento si sgretolò andando in frantumi. La terra gli mancò sotto i piedi e provò la sensazione di precipitare giù nell'oblio. Il suo cuore si strinse in una morsa di dolore e disperazione. Amava profondamente suo padre ma adesso non lo riconosceva più. Un matrimonio combinato? Penso. Come poteva fargli una cosa simile? Come poteva ferirla in quel modo? Era completamente devastata e sconvolta da quello che aveva udito, che non voleva restare lì. Scoppiò in lacrime e corse via, lasciandosi sopraffare dalla delusione e dal dolore che suo padre gli aveva appena recato. Mentre correva, fece cadere un vaso da mobiletto in legno intarsiato posto verso la fine del corridoio. Il vaso di porcellana cadde sul pavimento con un tonfo. Si ruppe in tanti frammenti.
Quel rumore fece sussultare sia il Conte Ravenswood che anche Frederick. Quest'ultimo corse velocemente alla porta, e vide sua figlia che correva via «Carotina!» esclamò chiamandola. Carotina era il nomignolo che gli aveva dato da bambina. Adesso era una bellissima donna e quando la sentiva sorridere gli ricordava la sua amata moglie. Improvvisamente si rese conto che sua figlia aveva sentito la conversazione. Si sentì profondamente in colpa, ma ricordò a sé stesso di non avere scelta. Prima o poi lo avrebbe scoperto ed era sua intenzione dirglielo ma al momento giusto e con calma. Tuttavia adesso sua figlia era fuggita e lo odiava.
Frederick gli corse dietro tentando di fermarla, ma non ci riuscì in alcun modo, nonostante la implorasse di fermarsi e dargli la possibilità di spiegare la situazione. Intanto il Conte insieme erano alle guardie reali, se ne andavano via.
Il cielo si era oscurato. Le nuvole grigie erano cariche di acqua. Un violento acquazzone stava per abbattersi sulla città. Le strade, solitamente animate, erano ora deserte, mentre i pochi passanti cercavano riparo sotto i portici e nelle botteghe.
Victoria scappò dalla tenuta e si inoltrò nel fitto bosco nel tardo pomeriggio. Il tempo stava per cambiare e la pioggia era imminente. Sentiva il vento freddo che iniziava a soffiare tra gli alberi, portando con sé l'odore della terra bagnata. Ogni passo la portava più lontano dalla sicurezza della tenuta, ma anche più vicina alla libertà che tanto desiderava.
Improvvisamente, un violento acquazzone si abbatté sul bosco. Le gocce di pioggia cadevano pesanti, trasformando il sentiero in un fiume di fango. Victoria cercò riparo sotto un grande albero, ma l'acqua penetrava comunque tra i rami, bagnandola completamente. Il suono della pioggia era assordante, e il bosco, che prima sembrava un rifugio sicuro, ora appariva minaccioso e inospitale. Nonostante la violenta pioggia proseguì senza fermarsi. Voleva solo correre senza sapere dove stava esattamente andando. Il terreno si è fatto sempre più bagnato e umido. Gli stivali di Victoria affondavano sul terreno ad ogni passo. Nonostante portasse il mantello con cappuccio per proteggersi e coprirsi, si stava completamente inzuppando d'acqua ma non le importava. Mentre proseguiva la corsa con lentezza dovuta alla pioggia scrosciante, scoppiò in lacrime che si mescolarono alle gocce di pioggia. Il dolore la invade completamente, rendendola fragile. Le sue emozioni avevano preso il sopravvento. Gli occhi si gonfiano e divennero rossi per quanto aveva pianto. Improvvisamente inciampò su una sporgenza di un ramo di un albero e con un tonfo cadde sul terreno bagnato. A causa della pendenza del terreno, rotolò giù per qualche secondo, finché la sua corsa non si arrestò sbattendo contro il terreno fangoso. Il cappuccio del mantello gli si era abbassato. I suoi splendidi capelli rossi erano zuppi di acqua. Quando tentò di sollevarsi sentì un dolore pungente alla caviglia. Non riusciva ad alzarsi e la pioggia insistente non si fermava.
«Aiuto!» urlò disperatamente con tutto il fiato che aveva in corpo a squarciagola. In cuor suo sperava che qualcuno la sentisse per aiutarla. Purtroppo in quel silenzio agghiacciante, l'unico rumore che si riusciva a sentire, era la danza della pioggia incessante e intensa. Il suo grido di aiuto le si strozzò in gola. Nonostante tutto non si arrese e proseguì a urlare ancora una volta.
La pioggia si fece fitta e intensa, che si formò una nube di nebbia che gli offuscò la vista. Istintivamente tentò di guardare davanti a sé ma non riusciva a vedere nulla, eccetto una leggera foschia bianca come la neve. Sbatté le palpebre e provò ad alzarsi, ma quanto tentò di sollevare la caviglia, sussultò e si morse il labbro inferiore dal dolore «Dannazione!» esclamò arrabbiata. Nel medesimo istante in cui stava per arrendersi ecco che la pioggia rallentò. Improvvisamente si udì il suono degli zoccoli di un cavallo che si avvicinava nella sua direzione.
In quel momento il cuore di Victoria gli balzò in gola per la gioia. Qualcuno forse l'aveva sentita e stava giungendo a soccorrerla. Per l'ennesima volta prese tutto il fiato che aveva in gola e gridò aiuto. E finalmente quel grido giunse a destinazione.
Un cavallo dal manto nero, portava in groppa qualcuno. L'uomo, con il suo mantello scuro con cappuccio si fermò con il suo destriero, esattamente di fronte a lei. Scese pentinamente dalla sella e raggiunse la fanciulla.
Si avvicinò a lei per soccorrerla «Vi siete fatta male, Milady?» si chinò su di lei e ciò che lo colpì furono i suoi ricci rossi, e i suoi splendidi e luminosi occhi blu che brillavano nella notte buia. Erano di un blu così intenso e profondo, che per un istante si sentì sprofondare in quello sguardo.
Victoria ricambiò lo sguardo, restando ammaliata dal suono dolce e gentile della sua voce. Restò senza fiato, che non riuscì nemmeno a dire una parola.
Il giovane uomo la lascia «Milady, state bene?» disse stavolta con un tono apprensivo, con più fermezza.
Victoria si riprese rapidamente «Mi sono slogata la caviglia» rispose alla sua domanda «Non riesco a muovermi» contorse le labbra dal dolore.
«Stringetevi a me, va bene?» gli disse Henry mentre la sollevava, prendendola tra le braccia. I loro sguardi si incrociarono nuovamente ed era difficile distogliere gli occhi da quella creatura che era tra le sue braccia. Quella sera, aveva discusso per l'ennesima volta con sua madre, che sentendosi sopraffatto dalla rabbia, aveva deciso di prendere il proprio destriero e cavalcare senza meta. Tutto finché non sentì un urlo di aiuto. Ed ecco qui la fanciulla che stava salvando.
Victoria arrossì a quello sguardo profondo e intenso, e fu felice che il buio nascondesse il suo volto in quel momento. Provò una strana sensazione mentre stringeva le braccia intorno al suo collo. Riusciva a percepire la tensione dei suoi muscoli sotto gli abiti. Doveva essere muscoloso e forte, dal modo in cui la stringeva.
Henry la sistemò sul cavallo delicatamente «Stato comoda?» gli domandò mentre saliva in groppa sedendosi sulla sella, prendendo le redini «Stringetevi a me e dopo mi direte che cosa ci fate a quest'ora della notte sotto la pioggia, da sola nel bosco. Sono abbastanza curioso di sapere cosa vi ha portato qui» disse mentre il cavallo partiva al galoppo.
Victoria strinse le braccia intorno alla sua vita e arrossì nuovamente. Si sentì a disagio ancora una volta. Era inappropriato tutto questo, eppure nel profondo del cuore provava una sensazione di inebriante euforia. Quando il cavallo partì, fece un sospirò profondo «Sono scappata, ma sarei tornata. Solo che la pioggia si è fatta incessante, finché non sono inciampata e rotolata giù» si soffermò per qualche secondo e inarcò le sopracciglia «E voi invece? Cosa fate a quest'ora nel bosco? Amate per caso le passeggiate notturne?» domandò in maniera impertinente. Era curiosa di sapere per quale motivo un gentiluomo così affascinante fosse nell'oscurità della notte.
Henry si alzò divertito alla sua domanda, proseguendo verso l'uscita del fitto bosco: «Anche se amassi le cavalcate notturne, devo ammettere che anche io stavo fuggendo».
Si soffermò facendo arrestare il destriero, si guardò intorno «Ditemi, è quella la vostra tenuta?» chiese mentre osservava una tenuta le cui luci erano accese. Doveva essere quella laggiù. Solo in quella vi erano le luci accese. Qualcuno stava attendendo il ritorno della fanciulla, e sicuramente erano preoccupati. Non poteva biasimarli.
Victoria lo sentì ridere e sbuffò «Cosa vi fa ridere?». Quando vide la tenuta con le luci accese capì che suo padre sicuramente era disperato e sarebbe andato a cercarla a breve. Era dispiaciuta per averlo messo in apprensione, ma non poteva sopportare ciò che gli aveva fatto.
«Si è quella, hai indovinato. Siete molto perspicace Milord».
Seguiteci ⤵️
Blog:
https://ledreamwriters.blogspot.com/
Facebook:
https://www.facebook.com/profile.php?id=61565578332817&mibextid=ZbWKwL
Instagram:
https://www.instagram.com/ledreamwriters?igsh=MXRwdHdqaWd2ZDk4NQ
© Le DreamWriters 🦋
I contenuti presenti sul blog Le DreamWriters – dei quali è autore/autrice il/la proprietario/a del blog (ed eventualmente dei collaboratori, se ce ne sono) – non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti perché appartenenti all'autore/autrice stessa/a. E' vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. E' vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall'autore/autrice.
Cosa ne pensate di questo capitolo? Scrivetelo nei commenti!
📌 Seguiteci per gli aggiornamenti!
26 maggio 2025
Miti & Leggende 📜
24 maggio 2025
CoralDreams 🖌️🎨
22 maggio 2025
Mitologia Greca 🏛️
Cari DreamWriters, ✨
Il nostro terzo volume della saga de “La Famiglia Lancaster” avrà come titolo “Il Sussurro della Vendetta”. Questo nuovo romanzo ancora in via di stesura è dedicato a due personaggi che abbiamo conosciuto nel secondo volume “Il Diario di Henry Lancaster”. I due protagonisti sono il Principe Alexander di Valmont e la Viscontessa Evelyn Ellington.
Per tale regione, questa sera vogliamo dedicare questa nuova pagina del nostro Blog all'etimologia del termine “Vendetta” nella Mitologia Greca. 🏛️
Buona lettura e buona permanenza!
La Vendetta nella Mitologia Greca
La vendetta è un tema ricorrente nella mitologia greca, spesso legato alla giustizia divina e alla punizione di chi ha osato sfidare gli dèi o violare l’ordine cosmico. Non è solo un atto di ritorsione, ma un mezzo per ristabilire l’equilibrio e garantire che l’ὕβρις (Hybris), ovvero l’arroganza e la presunzione, non rimanga impunita. In questo articolo, esploreremo i vari termini greci che descrivono la vendetta e le figure mitologiche che la incarnano.
Termini della Vendetta nella Mitologia Greca
1. Νέμεσις (Némesis) – La vendetta divina e la giustizia retributiva. Nemesi è la dea incaricata di punire coloro che si macchiano di hybris, assicurando che nessuno sfugga alle conseguenze delle proprie azioni.
2. Τιμωρία (Timoría) – La punizione inflitta per riparare un torto. Questo termine è spesso usato per indicare una vendetta giusta e necessaria.
3. Εκδίκηση (Ekdíkisi) – La vendetta nel senso moderno, il desiderio di ripagare un’offesa subita. È un concetto più personale e meno legato alla giustizia divina.
4. Δίκη (Díke) – Sebbene significhi "giustizia", in alcuni contesti può implicare una forma di vendetta equilibrata, dove il colpevole riceve ciò che merita.
5. Θυμός (Thymós) – Ira e furia vendicativa, spesso legata alla rabbia impulsiva che porta alla vendetta immediata.
Figure Mitologiche Legate alla Vendetta
Νέμεσις (Némesis) – Dea della giustizia retributiva, punisce chi si macchia di hybris e presunzione. È spesso raffigurata con una bilancia e una spada, simboli del suo ruolo di giudice e punitrice.
Αἱ Ἐρινύες (Hai Erínues) – Le Erinni, divinità della vendetta, perseguitano senza tregua chi ha commesso crimini gravi, come il matricidio o il tradimento familiare.
Ἄρης (Áres) – Dio della guerra, spesso associato alla vendetta sanguinaria e alla furia distruttiva.
Ἀθηνᾶ (Athēná) – Sebbene sia la dea della saggezza, in alcuni miti esercita una vendetta strategica e calcolata, come nel caso della punizione di Medusa.
La vendetta nella mitologia greca non è solo un atto di ritorsione, ma un principio fondamentale per mantenere l’ordine e l’equilibrio.
Seguiteci ⤵️
Blog:
https://ledreamwriters.blogspot.com/
Facebook: https://www.facebook.com/profile.php?id=61565578332817&mibextid=ZbWKwL
Instagram:
https://www.instagram.com/ledreamwriters?igsh=MXRwdHdqaWd2ZDk4NQ
© Le DreamWriters 🦋
I contenuti presenti sul blog Le DreamWriters – dei quali è autore/autrice il/la proprietario/a del blog (ed eventualmente dei collaboratori, se ce ne sono) – non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o ridistribuiti perché appartenenti all'autore/autrice stesso/a. E' vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma. E' vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dall'autore/autrice.
Cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti!
📌 Seguiteci per gli aggiornamenti!
Maschere, Destino e Segreti 🎭
Cari Dreamwriters, 💫 ci sono scene che non hanno bisogno di parole per raccontarsi. Basta un gesto trattenuto, un respiro sospe...
-
Cassandra e Clarissa entrano nella stanza di quest'ultima. Era illuminata da scintillanti candelabri appesi al muro. La stanza era di un...
-
Benvenuti nel mondo della Famiglia Lancaster. Tra segreti, verità e un destino già scritto, la loro storia sta per iniziare... ...
-
Scoprite un nuovo capitolo de "La Famiglia Lancaster"! ✨ Immergetevi nell'ottavo capitolo del nostro romanzo e las...





