26 settembre 2024

La Spada dell'Anima: La Dama Rossa Estratto Capitolo 1


La Spada dell'Anima 
LA DAMA ROSSA


“Solo colui degno e puro di cuore,
brandire la Spada dell’Anima potrà,
portando un'epoca di pace e prosperità”

Le DreamWriters 






Katherine corse attraverso i lunghi e stretti corridoi del Castello. Non poteva fermarsi, non adesso, doveva raggiungere la camera di suo padre, il più in fretta possibile. Lei si trovava in camera sua, quando una delle guardie, l'aveva informata dell’aggravamento delle condizioni di suo padre.
Mentre correva, la mente vagò attraverso i pensieri, che divennero sempre più pressanti. Sapeva che sarebbe accaduto, ma non così in fretta e sperava che suo fratello non rovinasse tutto, come faceva di solito.
Lei e Micheal erano gemelli, erano cresciuti insieme. Avevano un legame che andava spesso oltre il legame di sangue. Ma nonostante fossero legati, litigavano spesso. Lui la trattava con sufficienza come se fosse una stupida ragazzina immatura, ma in realtà era più adulta di tutti i presenti nel castello.
Attraversò l'ultimo corridoio, sulle parti dorate vi erano appesi candelabri con candele accese, e dei dipinti. Ogni dipinto raffigurava un discendente della loro famiglia. 
Ogni volta che passava da lì aveva sempre la sensazione di essere osservata e giudicata da quei ritratti e spesso si soffermava su uno dei dipinti appesi alle pareti che ritraeva una sua discente, una donna dai capelli neri e lunghi fino al seno, dagli occhi verdi e penetranti, sdraiata su un divanetto. Quel ritratto l'aveva sempre affascinata, ma non era mai riuscita a scoprire qualcosa di più su quella donna misteriosa, ma sperava che un giorno ci sarebbe riuscita. 
Quello però non era il momento di contemplare il dipinto, doveva solo andare da suo padre. Finalmente dopo un'estenuante corsa, raggiunse la camera di suo padre, aprì la porta ed entrò. Suo fratello era già lì «Oh finalmente, era ora che arrivassi sorella. Ti sei fermata di nuovo a contemplare quello stupido dipinto?» chiese sarcasticamente. Micheal amava provocarla e farla innervosire, lo trovava divertente anche quando non lo era e in quel momento non lo era affatto e soprattutto non era nemmeno opportuno, ma lui coglieva ogni occasione per stuzzicarla. Stavolta però Katherine decise di non rispondere alle sue provocazioni, si avvicinò al letto «Padre, come vi sentite?» sussurrò dolcemente, prendendo la sua mano tra le sue.
William strinse le sua mano dolcemente «Sono contento di avervi qui, tutti e due. Il momento sta arrivando e voglio che siate pronti per questo. Vi amo e vi amerò sempre. La nostra vita non è mai stata facile, ma siamo riusciti sempre a cavarcela e sopravvivere. Quando siete nati e vostra madre morì di parto ero spaventato. Come avrei potuto crescere due bambini da solo? Avevo paura, ma grazie a tutte le persone del Castello, grazie anche alla Congrega, sono riuscito a crescervi. Siete forti e coraggiosi abbastanza da portare avanti il mio lascito. Purtroppo devo scegliere uno solo di voi come Stregone o Strega Supremo/a. Ci ho pensato allungo e penso che sia la scelta migliore. Katherine Amara Malkovich, nomino te Strega Suprema della Congrega Malkovich. Per secoli e secoli, di generazione in generazione, i Malkovich hanno governato il mondo della magia e sarà per sempre così» proferì le sue ultime parole, prima di spirare e morire.
William era stato uno Stregone Supremo per tantissimo tempo, e ora era giunta la sua ora, per colpa di qualcuno che detestava la magia e stregoneria. Era stato sempre un buon leader, e buon padre. Tutti lo ammiravano, per la sua intelligenza e scaltrezza.
Katherine non immaginava che sarebbe morto e tanto meno che adesso sarebbe toccato a lei essere la nuova Strega Suprema. Non era riuscita a dirgli addio, non fece in tempo che lui smise di respirare e morì. Strinse le sue mani, chinò il capo su di lui e gli baciò la fronte «Vi voglio bene padre, riposate in pace» sussurrò mentre le lacrime rigavano le sue guance. 
Micheal fece un respiro profondo, sembrava irritato più che addolorato «Che gran bastardo. Fino alla fine un grandissimo bastardo» espresse ciò che pensava ad alta voce.
«Come ti permetti di parlare in questo modo di nostro padre, che è appena morto. Dovresti avere più rispetto per lui. Non abbiamo mai avuto una madre e adesso anche nostro padre ci è stato portato via» rispose in lacrime, si ricompose asciugandosi le guance bagnate voltandosi verso suo fratello «Sei solo un ingrato, ecco cosa sei. Vuoi essere tu lo Stregone Supremo, beh accomodati pure. Pensi che mi interessa il potere, come interessa a te? No, non mi interessa ma pensavo che essendo fratelli e anche gemelli, fossimo legati profondamente, ma invece fai di tutto per ferirmi e farmi del male. Ti odio e ti detesto. Prenditi pure il potere, non me ne frega niente» singhiozzò, voltò le spalle correndo via dalla camera, dove era appena morto il padre tanto amato.
Corse in camera sua e si chiuse dentro a chiave. Si gettò sul letto, e lì vi era Moon, la sua gattina nera dagli occhi verdi, che riusciva sempre a risollevare il suo umore. La gattina si strusciò su di lei, facendo le fusa, per consolarla. Katherine, sorrise con gli occhi umidi e bagnati, prese Moon tra le braccia «Piccolina, siamo rimaste noi due da sole, pensi che c'è la caveremo?» sussurrò dolcemente, accarezzando il suo pelo nero, soffice e lucido. Moon si lasciò coccolare, fece altre fusa, facendogli capire che non l'avrebbe abbandonata mai e poi mai. Che sarebbe stata sempre al suo fianco, per il resto dell'eternità. 








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